(Foto Ansa)
Una ricerca del settimo Rapporto Assogestioni-Censis “Le opportunità della previdenza complementare”, presentata a Roma, fotografa sfiducia e rassegnazione tra i lavoratori italiani sul futuro pensionistico. Gli intervistati si aspettano pensioni pubbliche pari in media al 48,4% dell’ultima busta paga e solo il 17,4% ritiene che supererà il 60%. L’età desiderata di pensione è 60 anni, ma quella attesa sale a 69. Nonostante la consapevolezza della necessità di integrare la pensione pubblica, la previdenza complementare resta poco conosciuta e rinviata per diffidenza o procrastinazione. Solo il 17% dichiara una conoscenza effettiva e il 45% ha altre priorità.
“C’è la rassegnata consapevolezza che la pensione pubblica da sola non basta più”, spiega la ricercatrice Costanza Corsini. La presidente di Assogestioni Maria Luisa Gota afferma: “Quella sulla previdenza complementare è una riforma attesa da molto tempo e rappresenta un’occasione concreta per avvicinare più lavoratori al secondo pilastro”.
“Le nuove misure – aggiunge – possono dare una spinta importante alle adesioni ma perché questo potenziale si traduca in partecipazione effettiva serve una comunicazione efficace Rafforzare l’alfabetizzazione previdenziale significa aiutare le persone a comprendere per tempo il valore della pianificazione del lungo periodo e delle opportunità che il sistema mette a disposizione per costruire con maggiore consapevolezza il proprio futuro”.
“Abbiamo voluto concentrare l’indagine di quest’anno – sottolinea il direttore generale Fabio Galli – su un tema che tiene insieme interesse individuale e interesse generale del Paese”. “La previdenza complementare – continua – non è soltanto una risposta ai bisogni futuri dei lavoratori ma anche un elemento di stabilità per l’intero sistema finanziario Investitori istituzionali più solidi e capaci di contribuire a una sana allocazione del capitale sostengono lo sviluppo dei mercati e dell’economia reale”.