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Il mercato del lavoro mostra segnali di miglioramento per i giovani che hanno appena concluso gli studi, anche se il lavoro precario continua a interessare soprattutto le fasce d’età più basse. Nel 2025 il tasso di occupazione dei neodiplomati raggiunge il 62,9%, in crescita di 2,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre tra i neolaureati sale al 78,7%, con un aumento di 1,4 punti.
I dati emergono dal rapporto annuale dell’Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali. L’analisi riguarda i giovani tra i 20 e i 34 anni che non sono più inseriti in percorsi di formazione e hanno conseguito il titolo di studio da almeno uno e non più di tre anni.
Si riduce anche la distanza tra l’Italia e la media europea per quanto riguarda l’occupazione della popolazione tra i 25 e i 64 anni, indipendentemente dal livello di istruzione. Il divario con l’Ue a 27 scende a 2,8 punti percentuali per chi possiede un titolo terziario, rispetto ai 3,1 del 2024. Per i diplomati passa da 4,3 a 3,9 punti, mentre tra chi ha un livello di istruzione inferiore diminuisce da 4,1 a 2,9 punti.
Resta invece significativa la diffusione dei contratti a termine tra i lavoratori più giovani. Nel 2025 questa forma di occupazione riguarda l’11,7% dei dipendenti tra i 25 e i 64 anni, in calo rispetto al 12,6% del 2024. Tra i 25 e i 34 anni la quota è però del 21,8%, nonostante una riduzione di 2,1 punti nell’ultimo anno. Il calo è stato più marcato tra chi possiede un titolo di studio medio-alto (-2,5 e -1,9 punti).
La percentuale di contratti a termine tra i giovani è più contenuta tra i diplomati, dove si ferma al 19,4%. Sale invece al 24,6% tra chi ha un titolo di studio basso e al 24,2% tra i laureati.