(Foto Ansa)
Le condizioni economiche in cui cresce un bambino possono incidere sullo sviluppo del cervello più di fattori tradizionalmente considerati determinanti, come il quoziente intellettivo, l’istruzione dei genitori o alcune condizioni di salute. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Science e condotto dai ricercatori della Washington University School of Medicine.
Gli studiosi hanno esaminato le risonanze magnetiche cerebrali di quasi 12.000 bambini tra i 9 e i 10 anni, analizzando l’influenza di 649 variabili legate all’ambiente di vita, alla salute e alle abitudini quotidiane. Tra queste figuravano reddito familiare, livello di istruzione, salute fisica e mentale, esposizione all’inquinamento, uso di sostanze, tempo trascorso davanti agli schermi, relazioni sociali e fenomeni di bullismo.
Attraverso sofisticate analisi delle scansioni, i ricercatori hanno valutato il rapporto tra queste variabili e sia la struttura del cervello, misurata attraverso lo spessore della corteccia cerebrale, sia il suo funzionamento, osservando la forza delle connessioni tra le principali reti neurali.
I risultati mostrano che i fattori socioeconomici dominano la classifica delle variabili più strettamente associate allo sviluppo cerebrale: 37 delle 40 più correlate al funzionamento del cervello e 35 delle 40 maggiormente legate alla sua struttura appartengono infatti a questa categoria. Tra gli elementi più influenti figurano il reddito familiare, la proprietà dell’abitazione, la disponibilità di servizi nel quartiere e l’accesso ai trasporti.
“Il cervello di un bambino proveniente da un contesto socioeconomico svantaggiato assomiglia a quello di un bambino proveniente da un ambiente socioeconomico elevato, ma privato del sonno e stressato”, osserva il neurologo Nico U. Dosenbach. “Non si tratta di un cervello meno intelligente. Sembra piuttosto un cervello stanco e stressato. La buona notizia è che sia il sonno che lo stress sono fattori modificabili”.