Economia

L’economia del mare è blu, ma noi siamo ancora una capitale?

La grande diga che vale cento ponti Morandi, le nuove infrastrutture, le nuove alleanze, trasformano sempre di più la nostra economia genovese e ligure in una “blue economy”. Ma noi restiamo ancora una capitale dello shipping, erede della Repubblica che dominava i mari del mondo e della tradizione di eccellenza custodita a lungo?

Ce lo si può chiedere, perché quel primato era una combinazione non solo di grandi traffici, ma di professionalità, di arti e mestieri. Non guardavamo solo l’orizzonte, come ci aveva insegnato Fernand Braudel, descrivendo il nostro possibile futuro, delineando un territorio molto più vasto, misurando le immense praterie del mare davanti alla Lanterna, la nostra estensione naturale. Avevamo alle spalle, negli scagni ( si chiamavano cosi) e nelle Università primati assoluti. Vantavamo la più grande tradizione di studi legali di diritto marittimo del Paese, con competenze ricercate ovunque, che hanno lasciato semi ancora oggi.

E quella scuola universitaria, con nomi come Sergio Ferrarini, Sergio Carbone, Berlingieri, Plinio Manca, nell’Istituto di Diritto della Navigazione, affiancato alla scuola di Diritto Internazionale con Mario Scerni. Era cresciuta, quella scuola, per assistere decine di armatori dai nomi e dalle famiglie altisonanti, Costa, Cameli, Fassio, Ravano, Telesio, Cao di san Marco, Clerici, Corrado, Messina, poi De Franceschini, Lolli Ghetti, Bibolini, Cosulich.

Il futuro grande broker, Lorenzo Banchero, mi raccontava che da giovane fattorino impiegava ore ad andare a trovare tutti gli armatori della piazza. Da lì nacque la sua vocazione a diventare il fondatore di Banchero&Costa, la grande casa di brokeraggio che ancora esiste. E gli assicuratori, i liquidatori di avarie, i periti, erano ricercati nel mondo. Come lo sono ancora. Ma era un mondo diverso, non cosi “blue”, un insieme di competenze intorno a un porto pubblico, dominato dai conflitti tra i consortili e i camalli, tra loro e gli utenti.

Oggi, che tutto è cambiato, voliamo con la blue economy verso un futuro globale, ma abbiamo perso quel tocco di classe, di competenze riconosciute ovunque? Gli armatori si contano sulle punta delle dita. Gli studi legali sono diventati giganti internazionali, altro che lo scagno in vico san Matteo, nel cuore dei caruggi! Gli assicuratori, i periti, i liquidatori e broker o si sono multinazionalizzati o annegano Sottoripa. L’Università lotta per essere qualitativamente attrattiva come allora. Genova capitale? Speriamo. Ma intanto siamo diventati una cerniera di traffici, augurandoci che le infrastrutture in costruzione, come la grande Diga foranea che così fatica a andare avanti, essendo un’opera colossale, mai tentata nel mondo finora, come il Terzo Valico che non finisce mai a collegare rapidamente Milano e Genova, diventino realtà e non un’attesa infinita e piena di incognite. Intanto capitale del Mediterraneo, almeno è un obiettivo che la nostra storia pretenderebbe, ma che la nuova realtà complica.

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Franco Manzitti