Economia

Legge di Bilancio 2027, dalle tasse agli stipendi: le principali misure allo studio

Con l’avvicinarsi dell’autunno entra nel vivo il confronto sulla Legge di Bilancio 2027, con il capitolo fiscale tra quelli più discussi. Una delle ipotesi principali riguarda l’Irpef e, in particolare, l’estensione dell’aliquota del 33% fino a 60.000 euro di reddito.

Oggi il secondo scaglione arriva fino a 50.000 euro. L’ipotesi, sostenuta dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, prevede quindi di applicare l’aliquota del 33% anche alla fascia compresa tra 50.000 e 60.000 euro. Il risparmio massimo potrebbe arrivare a circa 1.000 euro l’anno per chi si trova nelle fasce di reddito interessate.

La misura, tuttavia, deve ancora essere finanziata: le stime più recenti parlano di un costo nell’ordine di circa 3 miliardi di euro l’anno.

Cedolare secca al 21% per i negozi

Tra le altre proposte sul tavolo c’è la possibilità di introdurre la cedolare secca al 21% per le locazioni commerciali. L’obiettivo sarebbe favorire la riapertura dei locali sfitti e sostenere soprattutto il commercio di prossimità.

Il viceministro Leo ha espresso apertura verso la misura, ipotizzandone l’applicazione entro determinati limiti. L’agevolazione dovrebbe quindi riguardare soprattutto i piccoli esercizi e non tutti gli immobili commerciali indistintamente.

La proposta è stata sostenuta anche da Confcommercio, che ha collegato la possibile cedolare alla riduzione dei canoni per favorire la riattivazione dei locali nei centri storici.

Flat tax del 5% per gli aumenti degli under 35

Un’altra ipotesi riguarda i giovani con meno di 35 anni. Il Governo sta valutando una tassazione agevolata sugli incrementi di reddito ottenuti rispetto all’anno precedente, con una possibile flat tax al 5%.

L’idea è favorire gli aumenti salariali e rendere più conveniente per le imprese riconoscere incrementi retributivi ai lavoratori più giovani. La proposta potrebbe essere accompagnata da incentivi per i datori di lavoro. Si tratta comunque di una misura ancora in fase di definizione.

Il tema si inserisce nel solco delle agevolazioni già introdotte nel 2026 sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali e sui premi di produttività.

Tredicesima e partite Iva: le altre ipotesi

Tra le misure discusse c’è anche la detassazione della tredicesima, proposta da tempo e tornata al centro del confronto sulla manovra. L’ipotesi sarebbe quella di applicare un’imposta sostitutiva più favorevole, concentrando il beneficio soprattutto sui redditi più bassi. La misura, però, resta subordinata alle risorse disponibili.

Sul fronte delle partite Iva, invece, si valuta un possibile innalzamento del limite per il regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro di ricavi. La proposta presenta però anche un problema legato alla normativa europea sulla franchigia Iva, che potrebbe rendere necessario un intervento specifico per evitare complicazioni per i contribuenti che superano gli 85.000 euro.

Il nodo delle coperture

Il punto decisivo per tutte le misure resta quello delle risorse finanziarie. L’estensione dell’aliquota Irpef al 33% fino a 60.000 euro, in particolare, richiederebbe diversi miliardi di euro, mentre anche le altre agevolazioni avrebbero un impatto sui conti pubblici.

Per questo il Governo dovrà individuare le coperture necessarie nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e del nuovo quadro europeo. Tra le ipotesi c’è anche una revisione delle numerose detrazioni fiscali attualmente esistenti.

Il quadro, quindi, è ancora in evoluzione: le proposte sul tavolo riguardano Irpef, giovani, affitti commerciali, tredicesime e partite Iva, ma nessuna di queste misure può essere considerata definitiva fino alla conclusione dell’iter della Legge di Bilancio 2027.

Published by
Francesca Ripoli