A che punto siamo con i lavori legati al ONRR? (Blitzquotidiano.it)
Sono state pubblicate qualche giorno fa da parte della Struttura di Missione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) le linee guida per la conclusione dei progetti e la rendicontazione di milestones e target. Al momento, l’unica certezza è che entro il 30 giugno del 2026 è stato previsto l’obbligo di completamento di tutte le attività, così da consentire alle amministrazioni titolari dei progetti di rispettare il termine del 31 agosto previsto per la rendicontazione.
Ogni azione portata a compimento oltre tale termine, comporterà nel caso di tale eventualità, infatti, l’inammissibilità della spesa e il mancato riconoscimento dei risultati conseguiti. Non soltanto. All’interno delle linee guida di recente approvate, è previsto che il termine perentorio del 30 giugno per i soggetti attuatori, non vale per misure singole per le quali l’ammissione al finanziamento è avvenuta successivamente, sia nel 2024 e 2025. In questi casi le amministrazioni titolari potranno autorizzare la conclusione delle attività oltre il 30 giugno del 2026, ma ad ogni modo entro il 31 agosto del 2026.
Le scadenze fissate nelle Linee Guida elaborate dalla Struttura di Missione devono intendersi come prevalenti rispetto ad ogni altra data fissata in altri atti, convenzioni, decreti ministeriali o simili. Ma c’è di più. Nelle linee guida viene indicato come criterio per il raggiungimento degli obiettivi e target quello del certificato di ultimazione dei lavori; e, pertanto, se la data di approvazione dei documenti, sarà anteriore alla scadenza, l’intervento sarà concluso nei termini. Infine, nel documento elaborato dalla Struttura di Missione d’intesa con la Ragioneria dello Stato, sono fornite alcune indicazioni operative in relazione alle modalità di caricamento sul Regis dei certificati di cui sopra, insieme alla documentazione che è prevista per il raggiungimento dei target.
E, tuttavia, è un fatto che sulla base delle informazioni disponibili, non sappiamo cosa accadrà per i progetti che non saranno conclusi entro quella deadline; le direttive Ue infatti non prevedono uno scenario di “mancato completamento”. Mentre il legislatore italiano ha previsto meccanismi preventivi e coercitivi volti ad assicurare il rispetto delle scadenze, stabilendo, in particolare, di rivalersi sui soggetti attuatori inadempienti. E così nel caso le criticità risultassero irrisolvibili, lo Sato potrebbe sbloccare i progetti esercitando poteri sostitutivi e nominando all’uopo commissari straordinari.
Considerando gli scenari che si prefigurano alla scadenza del Pnrr, quindi, vi sono alcuni elementi da considerare: in molti casi i target europei prevedono il raggiungimento di obiettivi minimi e non la conclusione per intero degli interventi finanziati; la possibilità prevista dalla Commissione Europea di suddividere i progetti più grandi in vari lotti in maniera tale che le parti restanti potrebbero essere finanziate tramite altre linee di finanziamento; la previsione prevista da una legge del 2024 di spostare gli interventi finanziati dal Piano di Resilienza verso i programmi di coesione per non bloccare le opere; infine, la creazione entro il 30 giugno di uno specifico fondo finanziario a cui affidare la gestione di una parte delle risorse comunitarie stanziate. Una previsione, quest’ultima, sempre più realistica, considerato che, secondo quanto ha riportato il governo nella settima relazione sullo stato di attuazione del Piano, saranno gestiti con strumenti finanziari oltre 20 milioni di euro di progetti in diversi settori: dall’energia alle infrastrutture idriche e digitali, fino al settore agroalimentare, solo per citare alcuni degli ambiti coinvolti.
In tutti i casi, è opportuno che i soggetti attuatori adottino ogni azione utile e mirata all’accelerazione e al completamento delle opere in tutti i settori, al fine di scongiurare il definanziamento dei progetti. Mentre scriviamo, infatti, gli ultimi dati di monitoraggio del PNRR della Ragioneria Generale dello Stato affermano che alla fine del 2025 circa il 75,6% dei progetti finanziati risulta completato o in fase di chiusura, che il 21,8% è in corso di esecuzione, nel complesso oltre il 97% degli interventi risulta avviato, ma restano diversi nodi da sciogliere.
Accanto ai dati sull’avanzamento, però, la situazione operativa nei cantieri evidenzia elementi di forte criticità: ritardi amministrativi, avvii dei lavori posticipati e progettazioni spesso carenti hanno compresso i tempi di esecuzione, trasferendo sulla fase realizzativa il peso delle inefficienze accumulate nelle fasi precedenti, e ad incidere in modo significativo è anche il tema dei pagamenti. In numerosi casi, infatti, gli stati di avanzamento lavori non trovano riscontro in liquidazioni tempestive, costringendo le imprese ad anticipare risorse finanziarie per garantire la continuità delle opere. Una dinamica che mette sotto pressione la liquidità e aumenta il rischio operativo, in particolare per le piccole e medie imprese coinvolte nei cantieri PNRR.
In questo contesto operano i consorzi stabili, che sono chiamati a garantire continuità esecutiva e capacità organizzativa, soprattutto nei territori caratterizzati da una minore dotazione tecnica delle stazioni appaltanti. Per questo, non si può che far propria la posizione del presidente dell’Unione Consorzi Stabili, UCSI, quando afferma che il problema non riguarda il rispetto delle scadenze europee, ma la sostenibilità dell’intero modello attuativo, perché i ritardi nei pagamenti restano una delle principali questioni aperte del Pnrr.
In questo modo, le imprese si trovano spesso a sostenere costi anticipati per mantenere operativi i cantieri, assumendo di fatto un ruolo di finanziamento delle opere pubbliche. Una situazione che, nel medio periodo, rischia di compromettere la tenuta del sistema produttivo coinvolto nell’attuazione del Piano. E allora sono convinto che la fase esecutiva sia oggi il vero banco di prova del PNRR, e che la vera sfida per la sua riuscita si gioca ora sulla capacità di trasformare le risorse in opere realizzate in modo efficace, nei tempi previsti ma anche con un sistema produttivo in grado di reggere l’urto dell’attuazione, entro la fine dell’estate.
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Andrea Centofanti