Mao 'Mbappè, un meme di troppo: i cinesi si offendono e tagliano gli sponsor, poi le scuse e business as usual (dai social)
Scherza con i fanti ma lascia stare i santi, no non sembra rientri tra le massime di Confucio, e tuttavia in Cina se tocchi il Grande Timoniere te la fanno pagare cara. Anche a distanza di mezzo secolo culto della personalità fa ancora rima con grande permalosità.
Ne sa qualcosa Kylian ‘Mbappé, formidabile attaccante della Francia e del Real Madrid, eterno candidato al Pallone d’Oro, uno che la sua di personalità sa imporla sia in campo, sia nello spogliatoio sia, soprattutto, quando deve firmare un contratto. E per questo lo sfottono, amici e follower, chiamandolo comandante o dittatore.
E per questo, dal momento che Kylian sa ridere di sè con quel bel faccione sorridente e il nasone alla Fernandel, non aveva esitato a dire alla tv che tra i tanti il suo meme preferito era quello che lo ritrae nei panni di “un certo dittatore cinese”. Sì, era Mao Zedong, quello che i boomer chiamavano Mao Tse Tung, ma insomma siamo lì.
Un attimo dopo tre sponsor cinesi hanno interrotto la collaborazione, l’emittente pubblica CCTV ha deciso di oscurare le partite della Liga e rimuovere ogni spot in cui appare Mbappé, la stessa Liga sè è prostrata in scuse e anche ‘il calciatore si è cosparso il capo di cenere. La pubblicità non è un pranzo di gala.
Sembra ora che il Grande Paese le scuse le abbia accettate, riconoscendo la sincerità del pentimento e salvando la continuità degli affari (che non si parli però di bazzecole come i milioni di morti sacrificati alla causa, o di libertà d’espressione, la negoziabilità dei valori essendo l’unico valore).
Prudenza, dunque, che solo in Occidente ci ostiniamo a chiamare autocensura, no no. “Quando si è parlato molto, si è detto sempre qualche cosa che sarebbe stato meglio tacere”, suggerisce un Confucio, stavolta sì, distillato in purezza.