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Rispondendo a una domanda del giornalista sull’impatto della “maledizione del 3,08%” sulla politica economica dell’esecutivo, Meloni afferma: “Non ho nascosto il mio disappunto perché quel traguardo ci avrebbe consentito di avere qualche risorsa in più da mettere sulla legge di bilancio”. La premier sottolinea inoltre che “c’è un discreto margine di discrezionalità in queste valutazioni”.
A sostegno della sua tesi, richiama il peso dell’economia sommersa e illegale nel calcolo del Pil e del rapporto deficit-Pil. “Le faccio un esempio: anche l’economia sommersa e quella illegale incidono nel Pil e quindi nel rapporto deficit/pil e ovviamente sono stimate dall’Istat, tenuto conto evasori e criminali non emettono scontrini. Ebbene, con questo governo l’economia sommersa e illegale è stimata in forte calo. Si vede che combattiamo meglio di altri l’illegalità, ma la beffa è che anche questo ha peggiorato i parametri complessivi”.
Meloni contesta quindi il rischio che le valutazioni nazionali risultino più restrittive di quelle formulate da altri organismi. “Non vorrei che alcuni apparati dello Stato fossero, per qualche ragione a me incomprensibile, più severi di quanto non lo siano le principali agenzie finanziarie internazionali e i più autorevoli centri studi che hanno certificato che già oggi saremo sotto al 3%”.
Nel libro la presidente del Consiglio affronta anche il rapporto con Donald Trump, difendendo la scelta di mantenere un legame stretto con il presidente americano all’inizio del suo secondo mandato. “Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump all’inizio del suo secondo mandato. Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale”.
Meloni ricorda di aver avuto “un buon rapporto anche con Joe Biden” e spiega che, dopo l’elezione di Trump, era naturale lavorare per rafforzare ulteriormente i rapporti con Washington. “Gli Stati Uniti sono il nostro più importante alleato geopolitico e militare, il principale mercato extra europeo per i nostri prodotti, ospitano una comunità di italiani numerosissima ed operosa, e molto altro ancora”.
La premier rivendica infine il contributo della sua vicinanza a Trump nel mantenere aperto il dialogo tra le due sponde dell’Atlantico, anche nei momenti di maggiore tensione. Un ruolo che, a suo giudizio, ha aiutato a ricondurre nell’ambito della Nato questioni complesse come la Groenlandia e la sicurezza dell’Artico. “Tutte cose utili all’Italia, all’Europa e all’Occidente. Tutte cose – concludo – che rivendico e che rifarei”.