(Foto d'archivio Ansa)
Nel 2026 nel terziario italiano mancheranno fino a 275mila lavoratori, che diventeranno 470mila entro il 2035, secondo Confcommercio con l’Università Roma Tre.
”Il problema -secondo l’associazione- non sarà più solo quantitativo perché bisognerà trovare persone con il profilo giusto: oggi, infatti, il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, ma tra 10 anni il gap di competenze salirà fino a quasi il 45%”
Il disallineamento tra domanda e offerta di competenze è destinato a crescere, con particolare criticità nei percorsi universitari e una maggiore tenuta degli ITS come canale formativo vicino alle imprese.
Secondo lo studio aumentano anche instabilità occupazionale e turnover: ”Aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (dal 22,8% al 26,9%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%. La carenza di lavoratori nel terziario è un fenomeno strutturale legato, principalmente, a demografia, innovazione e trasformazione del lavoro e dei consumi”
Confcommercio indica una strategia articolata tra politiche del lavoro e imprese: ”rafforzamento degli its, revisione dei percorsi universitari per renderli più coerenti con il mercato, potenziamento dell’orientamento e collaborazione strutturata tra scuola e imprese. Sul versante delle imprese: riprogettazione dei ruoli, investimenti nel capitale umano, integrazione dell’intelligenza artificiale, sviluppo di programmi di formazione continua, certificazioni flessibili per contrastare l’obsolescenza delle competenze e valorizzazione del ruolo dei fondi paritetici interprofessionali”.