Economia

L’1% più ricco ha causato un quinto del riscaldamento globale dal 1990

La crisi climatica non pesa allo stesso modo su tutti: mentre miliardi di persone subiscono le conseguenze del riscaldamento globale, una ristretta élite continua a produrre emissioni enormi e può permettersi di proteggersi dai disastri. Secondo Oxfam, in un solo anno lo 0,1% più ricco del pianeta, circa 8 milioni di persone, emette più CO₂ di quasi 3,5 miliardi di individui, appartenenti alla metà più povera dell’umanità. Il contributo di un singolo super-ricco alle ondate di calore è inoltre, in media, 400 volte superiore a quello di una persona comune.

Lo studio

È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’organizzazione, diffuso alla vigilia della Cop31 sul clima, in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia.

“La crisi climatica viene spesso descritta come una sfida che dovrebbe accomunare l’intera umanità, ma quello a cui assistiamo va esattamente nella direzione opposta”, afferma Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. Lo 0,1% più facoltoso del mondo produce emissioni triple rispetto a quelle dell’intera Africa subsahariana, dove vivono 1,3 miliardi di persone.

I più ricchi, però, possono anche acquistare protezioni contro gli effetti del cambiamento climatico: “trovano vie d’uscita: bunker sotterranei ipertecnologici, squadre antincendio private o polizze a copertura delle proprie perdite”. Per Petrelli, “i super-ricchi prima incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto per gli estintori”.

I dati del dossier indicano che l’1% più ricco ha causato da solo il 20% del riscaldamento globale registrato dal 1990. Entro il 2050, i danni economici attribuibili a questa fascia potrebbero sfiorare i 53.000 miliardi di dollari. Emblematico il caso dei jet privati: due secondi di volo producono più CO₂ di quanta ne generi in un anno una persona appartenente alla metà più povera del mondo.

Il rapporto denuncia anche il business legato alle catastrofi. Il mercato della gestione dei disastri potrebbe passare da 70 a 92 miliardi di dollari annui entro il 2029. L’indice “Destroy & Rebuild” ha esaminato 217 grandi aziende che traggono profitto sia dai combustibili fossili sia dalla prevenzione e ricostruzione dopo le calamità. BlackRock e Vanguard detengono partecipazioni nel 92% di queste società, per oltre 1.000 miliardi di dollari.

A pagare il prezzo più alto sono spesso donne e ragazze, esposte a insicurezza alimentare, lavoro di cura non retribuito e abbandono scolastico. Oxfam rilancia quindi la campagna “Climate Justice Is Gender Justice”, con un appuntamento il 5 novembre a Firenze, a 60 anni dall’alluvione del 1966.

In vista della Cop31, l’organizzazione chiede di tassare grandi patrimoni e beni di lusso inquinanti, triplicare entro il 2035 i fondi per l’adattamento climatico nel Sud globale, rafforzare il welfare e contrastare la speculazione sui disastri. Perché, conclude il rapporto, la crisi climatica continuerà a essere profondamente ingiusta finché chi contribuisce ad alimentarla potrà anche guadagnarci.

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Gianluca Pace