Pensioni, dal 2027 sale l’età pensionabile: rischio uscita dal lavoro oltre i 71 anni (foto ANSA) - Blitz quotidiano
L’età pensionabile torna al centro del dibattito politico con una nuova mini-riforma allo studio del governo. L’obiettivo dell’esecutivo è duplice: da una parte mantenere alcuni strumenti di flessibilità in uscita dal lavoro, dall’altra recepire gli adeguamenti automatici previsti dalla riforma Fornero legati all’aumento dell’aspettativa di vita.
Il risultato potrebbe essere un sistema a doppio binario. Da un lato si punta infatti a prorogare alcune misure già esistenti, come l’isopensione, utilizzata soprattutto dalle aziende per favorire il prepensionamento dei lavoratori. Dall’altro lato, però, si prepara un progressivo aumento dei requisiti anagrafici e contributivi necessari per accedere alla pensione.
Il tema riguarda milioni di lavoratori italiani, ma le conseguenze più pesanti potrebbero ricadere soprattutto sui giovani e su chi ha carriere discontinue o stipendi bassi. In particolare, i cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1996 in poi, rischiano di dover lavorare sempre più a lungo prima di poter accedere alla pensione.
Tra le misure allo studio c’è la proroga dell’isopensione fino al 2029. Questo strumento consente alle aziende con più di 15 dipendenti di accompagnare i lavoratori verso la pensione con un anticipo massimo di sette anni rispetto ai requisiti ordinari, sostenendo economicamente assegno e contributi fino alla pensione definitiva.
Senza una modifica normativa, dal 2027 il limite massimo di anticipo tornerebbe però a quattro anni. Per questo motivo il governo, attraverso il ministero del Lavoro guidato da Marina Calderone, sta valutando una proroga per evitare difficoltà sia alle imprese sia ai lavoratori coinvolti nei processi di ricambio generazionale.
Parallelamente scatteranno però gli aumenti automatici legati all’aspettativa di vita. Dal gennaio 2027 servirà un mese in più per andare in pensione. Nel 2028 l’incremento salirà a tre mesi complessivi, mentre nel 2029 potrebbe arrivare a cinque mesi totali.
La pensione di vecchiaia passerà così gradualmente dagli attuali 67 anni fino a 67 anni e cinque mesi entro il 2029. Anche la pensione anticipata subirà lo stesso adeguamento: per gli uomini saranno necessari oltre 43 anni di contributi, mentre per le donne si supereranno i 42 anni.
Le novità più pesanti riguarderanno soprattutto i lavoratori interamente nel sistema contributivo. Oggi questa categoria può accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi e un assegno minimo adeguato, oppure a 71 anni con almeno cinque anni di contributi indipendentemente dall’importo maturato.
Dal 2027, però, anche questa soglia aumenterà progressivamente. Si passerà infatti a 71 anni e un mese nel 2027, 71 anni e tre mesi nel 2028 e 71 anni e cinque mesi nel 2029. In pratica, per molti lavoratori più giovani arrivare a 71 anni potrebbe non bastare più per lasciare il lavoro.
Il rischio maggiore riguarda chi ha avuto carriere frammentate, periodi di precarietà o redditi bassi. In questi casi, infatti, non basta raggiungere l’età pensionabile: spesso è necessario maturare anche un assegno minimo, requisito che potrebbe diventare sempre più difficile da raggiungere.
Il governo sta inoltre valutando una nuova soluzione per i lavoratori del sistema misto, cioè chi ha versato almeno un contributo prima del 1996. Attualmente questi lavoratori possono andare in pensione a 67 anni solo con almeno 20 anni di contributi. Chi non raggiunge questa soglia rischia di restare senza pensione nonostante abbia lavorato per anni.
L’ipotesi allo studio prevede la possibilità di uscire dal lavoro a 71 anni anche per questa categoria, con almeno cinque anni di contributi effettivi. In cambio, però, il lavoratore dovrebbe rinunciare alla quota di pensione calcolata con il sistema retributivo.
Resta poi il nodo dei lavoratori più fragili. I sindacati denunciano da tempo il rischio che una parte crescente della popolazione sia costretta a restare attiva sempre più a lungo senza avere la garanzia di una pensione adeguata.
Non tutti, però, saranno coinvolti dagli aumenti automatici. Per il biennio 2027-2028 resteranno esclusi gli addetti a lavori gravosi, usuranti o particolarmente pesanti. Per queste categorie continueranno infatti a valere gli attuali requisiti pensionistici senza ulteriori incrementi legati all’aspettativa di vita.