(Foto Ansa)
Negli ultimi trent’anni gli italiani hanno lasciato il lavoro sempre più tardi. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps, che evidenzia come l’età media di pensionamento dei dipendenti privati sia cresciuta di oltre sette anni rispetto alla metà degli anni Novanta. Per il totale delle pensioni si è passati dai 57 anni e 7 mesi del 1995 ai 64 anni e 10 mesi del 2025, con un incremento di 7 anni e 3 mesi.
Il fenomeno riguarda anche l’insieme dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati. L’età media di accesso alla pensione ha raggiunto nel 2025 i 64 anni e 7 mesi, in aumento rispetto ai 64 anni e 5 mesi del 2024 e ai 61 anni e 7 mesi registrati nel 2012. L’Inps sottolinea che le pensioni di vecchiaia si sono ormai stabilizzate intorno ai 67 anni, mentre quelle anticipate continuano a risentire delle diverse misure di flessibilità introdotte negli ultimi anni.
Tra i dipendenti privati si registra inoltre un lieve sorpasso dell’età media femminile su quella maschile. Le donne, infatti, accedono più spesso alla pensione di vecchiaia, mentre gli uomini ricorrono con maggiore frequenza ai canali di pensionamento anticipato.
Nel rapporto si ricorda inoltre che “La riforma introdotta dalla legge Fornero rappresenta il principale punto di discontinuità”, poiché ha innalzato i requisiti contributivi e superato la pensione di anzianità. Successivamente, “Tra il 2019 e il 2021, l’introduzione di Quota 100 produce una discontinuità di segno opposto, consentendo l’uscita con almeno 62 anni di età e 38 anni di contribuzione”. Con la fine di Quota 100 e il passaggio a Quota 102 e Quota 103, conclude l’Inps, l’età media è tornata progressivamente ad aumentare, avvicinandosi ai requisiti ordinari previsti dalla normativa vigente.