Economia

Pensioni: oltre metà degli italiani riceve aiuti tra assegni sociali, bonus e integrazioni, cresce il peso sul sistema pubblico

L’analisi dei dati sulla spesa pensionistica forniti da Istat e dalla Ragioneria dello Stato, poi trasmessi a Eurostat e alla Commissione europea, evidenzia un dato chiaro: l’Italia presenta una spesa per pensioni molto elevata rispetto alla media europea. Tuttavia, all’interno di questa cifra complessiva rientrano numerose prestazioni di natura assistenziale, che non derivano cioè dai contributi versati dai lavoratori, ma da interventi dello Stato a sostegno del reddito.

Un esempio emblematico è quello delle ex pensioni sociali, oggi denominate «assegno sociale». Negli ultimi tre anni circa 270 mila italiani ne hanno fatto richiesta una volta raggiunti i 67 anni. Secondo l’analisi proposta, molti di questi beneficiari risultavano sconosciuti sia all’Inps sia al fisco, suggerendo che abbiano vissuto per anni senza contribuire al sistema. Questo elemento alimenta il dibattito sulla sostenibilità e sull’equità del modello italiano.

Integrazioni al minimo e assegni aumentati da bonus

Un altro capitolo rilevante riguarda le pensioni integrate al minimo, destinate a chi, pur avendo versato contributi, non raggiunge una soglia minima di reddito. Per il 2026, tale soglia è fissata a 611,84 euro mensili (619,79 euro per gli over 75). Su circa 9,9 milioni di pensioni in pagamento, quasi tre milioni beneficiano di integrazioni o maggiorazioni.

Spesso, per ottenere questi importi, bastano 15-17 anni di contributi effettivi, integrati da contributi figurativi coperti dallo Stato. In molti casi, la pensione calcolata sui versamenti reali sarebbe di circa 300-350 euro mensili, ma viene aumentata grazie all’intervento pubblico.

A queste cifre si aggiungono ulteriori benefici. Secondo studi come quelli di Itinerari previdenziali, l’importo può arrivare fino a 768,30 euro mensili per 13 mensilità, grazie alle maggiorazioni sociali. Si sommano inoltre la quattordicesima, bonus come la social card, agevolazioni su affitti e bollette, il tutto esentasse. In questo modo, il reddito annuo può arrivare tra gli 11 mila e i 15 mila euro, anche per chi ha contribuito poco o nulla.

Isee, richieste di assistenza e pressione fiscale

Il tema si collega direttamente all’indicatore Isee, utilizzato per accedere a numerose prestazioni sociali. Nel 2024 sono state presentate oltre 10 milioni di dichiarazioni, coinvolgendo circa 30 milioni di italiani, destinati a diventare oltre 32 milioni nel 2025: più della metà della popolazione.

Per accedere ai benefici è necessario dichiarare redditi bassi, e infatti quasi il 50% dei contribuenti dichiara meno di 20 mila euro annui, contribuendo però solo al 5,64% dell’Irpef totale. Questo significa che una minoranza di contribuenti sostiene la gran parte della spesa pubblica, inclusa quella sanitaria, che nel 2023 ha superato i 131 miliardi di euro.

All’interno della spesa pensionistica rientrano anche assegni di invalidità civile, indennità di accompagnamento e pensioni di guerra. Complessivamente, i pensionati totalmente o parzialmente assistiti superano i 7,2 milioni su 16,3 milioni totali.

Un sistema da rivedere tra controlli e sostenibilità

L’espansione delle prestazioni assistenziali solleva interrogativi sulla tenuta del sistema. Strumenti come l’Isee erano stati pensati per una quota limitata della popolazione, tra il 6% e l’8%, ma oggi coinvolgono oltre il 50% dei cittadini. Questo cambiamento suggerisce, secondo molte analisi, la necessità di una revisione profonda.

Le priorità indicate includono una distinzione più netta tra assistenza e previdenza, una revisione dei criteri Isee e l’introduzione di controlli più efficaci prima dell’erogazione dei benefici. Il rischio, evidenziato anche dal confronto con i dati europei, è che l’elevata spesa pensionistica (pari al 16,61% del Pil contro una media del 12,8%) possa portare a ulteriori penalizzazioni per chi ha versato regolarmente contributi, come già accaduto in passato con alcune riforme.

Published by
Filippo Limoncelli