Perché gli Emirati Arabi (ottavo produttore al mondo) lascia l'Opec: la possibilità di rispondere al mercato più velocemente, la sfida con la vicina Arabia Saudita (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
L’Opec, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, perde un altro pezzo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di uscire da questa organizzazione lasciando anche l’Opec+ che comprende altri dieci Paesi fra cui la Russia. La decisione sarà operativa dal primo maggio cambiando così il volto del mercato dell’oro nero. La loro uscita (gli Emirati sono gli ottavi produttori al mondo ndr) segue una serie di abbandoni avvenuti negli ultimi anni: Angola (2024), Ecuador (2020) e Qatar (2019).
La decisione di Abu Dhabi è stata presa dopo 60 anni di appartenenza al cartello e segna una svolta storica guidata dalla volontà del Paese di “concentrare gli sforzi su ciò che l’interesse nazionale impone” e quindi perseguire un’autonomia strategica energetica.
La scelta arriva anche in un momento particolare, con l’industria petrolifera mondiale alle prese con la massiccia interruzione delle forniture causata dalla guerra in Iran e il blocco di Hormuz, e rappresenta, dunque, un duro colpo per l’organizzazione dato che gli Emirati sono il terzo produttore del gruppo. Secondo alcuni dati ufficiali, nel 2022 il Paese produceva 4 milioni di barili al giorno, oltre il 4% del totale a livello mondiale. La mossa di Abu Dhabi “è una indicazione di come la guerra in Iran rimodellerà i mercati energetici globali negli anni a venire”, sottolineano gli analisti.
Infatti, mentre con l’appartenenza all’Opec i Paesi devono rispettare le decisioni del cartello su quote e livelli di produzione, uscendo dall’organizzazione gli Emirati ora sono completamente liberi di decidere la propria politica petrolifera, quindi quanto produrre, e reagire più velocemente alle richieste del mercato, senza essere vincolati da un processo decisionale collettivo.
E proprio per il fatto che si sta parlando di uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, secondo alcuni analisti questa uscita renderà il mercato più competitivo con la possibilità concreta che i prezzi per i consumatori finali scendano. Sarà così? Abu Dhabi ha rassicurato dicendo che manterrà la produzione ad un livello che non “sconvolgerà” il mercato.
L’addio di Abu Dhabi segue inoltre anni di tensioni con la vicina Arabia Saudita, leader di fatto dell’Opec, sia sulla politica di produzione che su una competizione per l’influenza politica sulla regione. Negli ultimi anni i due Paesi si sono scontrati nelle riunioni dell’Opec+, con gli Emirati che puntavano ad aumentare la produzione di petrolio e Riad che continuava a imporre tagli. Secondo gli analisti, nell’immediato l’impatto dell’uscita degli Eau dall’Opec sarà “probabilmente limitato” perché la guerra tra Stati Uniti e Iran sta “soffocando” le esportazioni di petrolio dal Golfo Persico, costringendo gli Emirati, i Sauditi, l’Iraq e altri a tagliare drasticamente la produzione piuttosto che aumentarla.
Con l’uscita degli Emirati Arabi la lista dei Paesi Opec si riduce a 11 membri: Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait, Venezuela, Algeria, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Libia e Nigeria.