Economia

Perché il prezzo del petrolio non scende nonostante il rilascio delle riserve Iea

Nonostante il rilascio delle riserve strategiche da parte dei trentadue Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia, il prezzo del petrolio non accenna a scendere. Francesco Sassi, professore in geopolitica dell’energia all’Università di Oslo e autore della newsletter Energy Geopolitics & Statecraft, afferma all’Adnkronos che la minaccia iraniana di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile “è più realistica delle assicurazioni” offerte da Usa, Ue e Iea. L’esperto spiega che la misura dell’Agenzia “francamente, è un buco nell’acqua”, utile solo se il conflitto dovesse terminare rapidamente; “ma se dovesse continuare la chiusura dello Stretto di Hormuz, o comunque un rallentamento dei flussi in maniera consistente per settimane o mesi, sarebbe, purtroppo, inutile”.

Secondo Sassi, la prospettiva di Teheran è “sicuramente più credibile delle affermazioni della Commissione europea per cui in questo momento l’Europa non rischia ripercussioni sull’approvvigionamento di petrolio nel breve periodo”. Per i policymaker europei servirebbe “accettare il fatto che la geopolitica dell’energia oggi viene decisa a livello globale, e che l’Europa non è al centro di questo mondo”. Inoltre, la minaccia degli Houthi nello Stretto di Bab-el-Mandeb può amplificare il rischio: se riuscissero a bloccare il passaggio navale, “fornirebbero un ennesimo vantaggio a Teheran, che potrebbe giocarselo in molteplici modi, aumentando i tentativi di colpire le navi americane o colpendo altre infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo”.

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Gianluca Pace