Quota 100, chi lavora mentre è in pensione non perde tutto: la sentenza della Cassazione (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Chi è andato in pensione con Quota 100 e ha continuato a lavorare non perde l’intero trattamento pensionistico, ma soltanto una somma equivalente al reddito da lavoro percepito in violazione del divieto di cumulo. A chiarirlo è la Corte di Cassazione, che ha respinto l’interpretazione dell’Inps e ha indicato alla Corte d’Appello di Bari il principio di diritto da applicare.
La questione ha generato un ampio contenzioso giudiziario. Al centro della vicenda esaminata dai giudici c’è un pensionato che, nel 2020, aveva svolto alcune collaborazioni coordinate e continuative. L’Inps gli aveva chiesto di restituire l’intera pensione ricevuta durante quell’anno, ottenendo ragione sia in primo grado sia in appello.
La Cassazione ha però ridimensionato la richiesta dell’istituto previdenziale, stabilendo che la restituzione deve essere commisurata ai guadagni ottenuti lavorando. La normativa su Quota 100 vieta infatti di cumulare la pensione con redditi da lavoro dipendente o autonomo, fatta eccezione per quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, entro il limite di 5.000 euro lordi annui.
Il divieto si applica dal primo giorno di decorrenza della pensione fino al raggiungimento dei requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia. In questo periodo, secondo la norma, il beneficiario non può percepire contemporaneamente il trattamento pensionistico e un reddito da lavoro non consentito.
Nella sentenza, la Suprema Corte precisa che la violazione del divieto comporta la perdita della pensione in misura corrispondente al reddito da lavoro realizzato, attraverso una riduzione del trattamento complessivo per il periodo interessato.
Il principio stabilito dai giudici esclude quindi che l’Inps possa chiedere automaticamente la restituzione dell’intera pensione annuale. Il recupero deve essere limitato a una somma pari al guadagno ottenuto dal pensionato in violazione delle regole sul cumulo.