Economia

Sciopero dei tir, allarme supermercati: scaffali a rischio mentre l’agricoltura italiana è in crisi

Il settore agroalimentare italiano affronta una fase difficile, stretta tra il caro trasporti, le difficoltà nella distribuzione e il calo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori. La protesta degli autotrasportatori, partita dal Sud, rischia di provocare disagi anche nei supermercati del Nord, mentre le aziende agricole devono fare i conti con margini sempre più ridotti.

Secondo le rilevazioni Ismea, nel settembre 2026 i prezzi dei prodotti agricoli all’origine sono diminuiti del 3,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tra i cali più significativi figurano quelli dell’olio d’oliva, sceso del 42%, della frutta (-11,4%) e del vino (-11,3%). Nello stesso periodo, i costi medi di produzione sono aumentati dell’8,4%.

Una combinazione che mette sotto pressione le imprese: produrre costa di più, ma i ricavi diminuiscono. Nel passaggio dal campo allo scaffale, inoltre, il prezzo finale può aumentare sensibilmente, senza che questo si traduca necessariamente in maggiori guadagni per chi coltiva.

Raccolti in calo, dal mais al latte: i settori più colpiti

Alle difficoltà economiche si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi, che in diverse aree del Paese stanno riducendo le produzioni. Nel Mantovano, gli ettari coltivati a mais sono passati dai 60mila di cinque anni fa ai 25mila del 2026, con una perdita stimata di tre milioni di quintali di cereali.

Anche in Sardegna la situazione è critica: la raccolta di alcune varietà di frutta è diminuita del 40%, mentre quella delle olive ha registrato un calo del 43%. Coldiretti segnala inoltre una riduzione della produzione di latte del 20%. In provincia di Pavia, anche il raccolto del riso potrebbe diminuire in misura analoga.

Le difficoltà coinvolgono pure il comparto ortofrutticolo. Secondo Unioncamere, per alcune tipologie di prodotti i volumi sono in calo tra il 40% e il 70%. Per la campagna 2026-2027 si prospettano inoltre ulteriori difficoltà per la produzione di olio d’oliva.

Made in Italy a rischio tra clima, importazioni e concorrenza

Le principali organizzazioni agricole, Coldiretti, Cia e Confagricoltura, concordano sulla gravità della situazione, indicando diverse cause alla base della crisi. Tra queste figurano la siccità, gli eventi meteorologici estremi, l’aumento dei costi energetici e produttivi, la concorrenza internazionale e le importazioni dai mercati esteri.

Il risultato è un sistema in cui molte aziende faticano a mantenere la redditività e sono costrette a ridurre le superfici coltivate o a rivedere i propri programmi produttivi. Se produrre diventa sempre meno conveniente, il rischio è una contrazione dell’offerta nazionale, con possibili conseguenze sulla disponibilità di alcune materie prime e sulla filiera alimentare.

La crisi evidenzia così una contraddizione: mentre i consumatori possono trovarsi a pagare prezzi elevati nei punti vendita, gli agricoltori ricevono compensi più bassi e devono sostenere spese crescenti. Una dinamica che riaccende il dibattito sulla tutela del reddito agricolo e sulla sostenibilità economica delle produzioni italiane.

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Filippo Limoncelli