Si beve sempre meno birra: perché la produzione mondiale è in calo e cosa sta cambiando nei consumi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La produzione mondiale di birra continua a diminuire, confermando un cambiamento nelle abitudini di consumo che coinvolge gran parte del pianeta. Secondo l’analisi diffusa da BarthHaas, il principale commerciante di luppolo a livello internazionale, lo scorso anno sono stati prodotti 189,6 miliardi di litri di birra, circa 1,4 miliardi di litri in meno rispetto all’anno precedente, pari a una flessione dello 0,7%. Il dato comprende anche la birra analcolica, segmento che negli ultimi anni aveva mostrato una crescita significativa.
Il calo interessa quasi tutti i continenti. L’unica eccezione è rappresentata dall’Africa, dove la produzione registra un lieve incremento. In Europa, invece, la contrazione è evidente, con la Germania che ha visto la produzione scendere sotto gli 80 milioni di ettolitri per la prima volta, mentre anche Polonia e altri grandi mercati hanno registrato risultati negativi. Secondo gli esperti, il consumo di birra è ormai stagnante o in diminuzione nei mercati tradizionali, mentre cresce l’interesse verso prodotti a basso contenuto alcolico o completamente analcolici.
Anche il mercato italiano risente della frenata internazionale. I dati di AssoBirra evidenziano una riduzione della produzione nazionale del 2,5% rispetto al 2024, influenzata da una concorrenza estera sempre più forte e da un contesto economico complesso. Nonostante ciò, emerge un segnale positivo: il comparto della birra analcolica continua a crescere rapidamente. Tra il 2024 e il 2025 la sua quota di mercato è quasi raddoppiata, passando dal 2,1% al 3,9%, con un incremento superiore all’85%.
Il rallentamento della produzione non riguarda soltanto i consumi, ma ha riflessi anche sull’occupazione. In Italia la filiera brassicola impiega circa 112 mila lavoratori e genera un valore economico superiore ai 10 miliardi di euro. Per questo motivo il settore osserva con attenzione l’evoluzione del mercato e l’orientamento dei consumatori, sempre più sensibili ai temi del benessere e della moderazione nel consumo di alcol.
Tra le cause della diminuzione della produzione c’è anche il calo della coltivazione del luppolo, materia prima fondamentale per la birra. Secondo BarthHaas, la superficie coltivata si è ridotta del 5,5%, mentre il raccolto è diminuito del 3,8%. A incidere, però, sono soprattutto i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, che scelgono con maggiore frequenza bevande analcoliche o a ridotto contenuto di alcol, privilegiando uno stile di vita più attento alla salute.
Le prospettive per il 2026 non indicano una vera inversione di tendenza. Gli esperti prevedono una sostanziale stabilizzazione della produzione mondiale, ma senza una ripresa significativa. L’industria birraria dovrà quindi adattarsi a un mercato in evoluzione, investendo nell’innovazione e nei nuovi segmenti di consumo, con le birre analcoliche destinate a svolgere un ruolo sempre più importante nei prossimi anni.