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Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha annunciato che in Manovra il Governo introdurrà misure contro quella che possiamo definire l’emorragia demografica italiana (nel 2025 hanno visto la luce solo 355 mila nuovi bambini, minimo storico dal dopoguerra). Ed ecco che spunta l’idea dell’apertura di un fondo pensione alla nascita, aperto dallo Stato su un conto Inps, alimentato magari dai contributi di genitori e parenti, da riscattare un domani per la laurea o gli studi. Lo so, chi pensava di riprodursi è già pronto a prenotare il prossimo viaggio nella meta meno baby friendly del pianeta.
Per far tornare la genitorialità tra gli obiettivi dei giovani (e non solo) basterebbe partire dal basso: dalla mancanza di “rete” tra le famiglie. Quella che nei piccoli paesi dell’Italia rurale era la normalità (i “santi” parenti e conoscenti che arrivavano da ogni frazione a sostenere la neo mamma, pure solo con due focacce calde e una torta appena sfornata), oggi si scontra con il deserto affettivo che circonda molti giovani che, seguendo l’esempio dei loro nonni, provano a costruirsi una vita in città. Quelli che per colpa dell’overtourism e della crisi abitativa sono diventati i Davide contro Golia del nostro tempo. Finché non si cattura l’attenzione di quelli, il sacrificio delle donne che rinunciano a tutto pur di fare figli non basterà al sistema per sopravvivere.
I giovani hanno occhi e orecchie e si sono accorti che per quei coraggiosi amici che hanno scelto di riprodursi, il vuoto scaturito dalla mancanza del sacro auto welfare domestico, basato sui nonni giovani, è uno dei problemi principali. Non ci sono presìdi di quartiere gratuiti, dove potersi recare per socializzare e gestire i bambini. Servono invece banalmente e rapidamente luoghi di incontro e mutuo soccorso, aperti sì, pure il weekend. Non parliamo dei nidi, ma proprio della vita oltre quel nido. Per affascinare un trentenne non bastano un bonus o un conto previdenziale, perché sa già dove il sistema perde acqua. È quel dopo che lo spaventa e le paure sono anche fondate, considerando che il suo potere d’acquisto non è lo stesso dei genitori, appartenenti magari alla vecchia classe borghese.
Esiste un luogo chiuso dove, a fronte dei 40 gradi fissi futuri, ci si potrà rifugiare per far giocare i bambini senza spendere 50 euro al giorno ad agosto e senza arrivare ai ferri corti col partner nel litigarsi il sonno? Esistono ristoranti seriamente attrezzati dove recarsi con i bambini, senza che il menu sia solo a base di pizza, burger e patatine? Cari giovani, al momento no. Anzi, in molti locali si viene guardati male (Per la serie: “Avete avuto la sfrontatezza di uscire a cena?”). No cari clienti infastiditi, è che non ci sono più bambini sufficienti per impegnarsi a vicenda tra loro, come avveniva fino agli anni Novanta.
Quella casa dove a turno un parente prendeva in braccio un figlio mentre i genitori erano al lavoro e la giornata volgeva al termine tra un caffè e una viennetta condivisa non è stata rimpiazzata. In molti, troppi, lo hanno capito e la sfiducia verso gli inviti dei nostri governanti è totale. Finché non sarà garantita a quei potenziali genitori lavoratori soli una rete di sostegno che, banalmente, non li renda poveri di fatto, si continuerà a investire su altro e lo Stato dovrà farsene una ragione. Le manovre economiche parlano solo di una parte della genitorialità, quella più sterile, ma manca tutta la fase più umana e sociale della narrazione, senza la quale, l’inverno demografico sarà presto glaciazione.