Economia

Stipendi e inflazione, il presidente dell’Istat: “Si è arrestata la fase di recupero delle retribuzioni”. Dell’Olio (M5s): ” Narrazione meloniana disintegrata”

La nuova accelerazione dell’inflazione riporta al centro dell’attenzione il potere d’acquisto dei lavoratori. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, intervenuto in audizione sul Dpfp, che ha evidenziato l’interruzione del recupero delle retribuzioni rispetto all’aumento dei prezzi.

Tra il primo trimestre del 2021 e il secondo trimestre del 2026, gli stipendi hanno infatti perso una quota significativa del loro valore reale. “Tra il primo trimestre del 2021 e il secondo del 2026, le retribuzioni di fatto e quelle contrattuali hanno perso in termini di potere d’acquisto un valore molto simile, il 9,4% per le retribuzioni di fatto e il 9,3% per le retribuzioni contrattuali”, hanno riferito i rappresentanti dell’Istituto.

La perdita varia a seconda dei settori. Nell’industria si attesta al 6,8%, mentre raggiunge l’11,2% nei servizi privati e il 10,1% nella pubblica amministrazione. A pesare è anche l’andamento più recente dell’inflazione, che ha interrotto il percorso di recupero avviato negli ultimi anni.

L’audizione di Chelli

“L’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”, ha dichiarato Chelli. Il presidente dell’Istat ha spiegato che “nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”.

Le prospettive per il 2026 confermano il divario tra l’andamento degli stipendi e quello dei prezzi. “Sulla base dei rinnovi siglati fino alla fine di agosto e nell’ipotesi che non vi siano ulteriori rinnovi tra settembre e dicembre – spiega -, nella media del 2026 la crescita delle retribuzioni contrattuali per il totale dell’economia sarebbe pari al 2,5%. Sulla base dei dati provvisori relativi al mese di settembre l’inflazione acquisita (Ipca) per il 2026 risulterebbe pari al 3,0%”.

Il confronto tra le due percentuali evidenzia una crescita dei prezzi superiore a quella prevista per le retribuzioni contrattuali, con il rischio di un’ulteriore riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori.

Dell’Olio (M5s): ” Narrazione meloniana disintegrata”

Sui dati è intervenuto Gianmauro Dell’Olio, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera ed esponente del Movimento 5 Stelle, che ha criticato duramente l’operato del governo guidato da Giorgia Meloni.
“In audizione sul Dpfp l’Istat certifica il netto peggioramento delle retribuzioni reali durante il Governo Meloni a causa della nuova fiammata dell’inflazione del 2026, che va ad aggiungersi al precedente picco del 2022-2023. Ebbene, tra primo trimestre 2021 e secondo trimestre 2026 l’Istituto statistico ha rilevato un -9,4% per le retribuzioni reali contrattuali e un -9,3% per le retribuzioni reali di fatto. Scomponendo in settori è un bagno di sangue: industria – 6,8%, servizi privati -11,2%, pubblica amministrazione -10,2%. Narrazione meloniana disintegrata: l’Italia sta peggio rispetto a quando si è insediata lei”, ha affermato Dell’Olio.

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Gianluca Pace