Stipendi marzo 2026: flat tax 5% sugli aumenti, fino a 850€ in più (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Con l’arrivo di marzo 2026, molti lavoratori italiani vedranno una novità importante nella propria busta paga. Entra infatti in vigore una nuova imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti di stipendio legati ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali.
La misura, introdotta con l’ultima Legge di Bilancio, ha un obiettivo preciso: ridurre la tassazione sugli aumenti contrattuali e permettere ai lavoratori di trattenere una quota più alta degli incrementi salariali.
In pratica, quando un contratto collettivo viene rinnovato e prevede un aumento di stipendio, quella parte aggiuntiva della retribuzione non sarà più tassata con le normali aliquote IRPEF. Al loro posto verrà applicata una tassazione agevolata del 5%.
Il beneficio riguarda i lavoratori con reddito annuo fino a 33.000 euro e si applica esclusivamente alla quota di stipendio derivante dall’aumento contrattuale, non all’intera retribuzione.
Questo significa che una parte molto più consistente dell’aumento resterà direttamente nelle tasche dei lavoratori, migliorando il potere d’acquisto e rendendo gli incrementi salariali più concreti.
Grazie alla nuova tassazione ridotta, gli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali avranno un impatto più evidente sullo stipendio netto.
Normalmente gli aumenti salariali vengono tassati con le aliquote IRPEF ordinarie, che possono arrivare al 23%, al 25% o anche oltre, considerando anche le addizionali regionali e comunali. Con la nuova misura, invece, la tassazione si ferma al 5%.
Questo porta a un netto decisamente più alto rispetto al passato.
Il beneficio fiscale viene applicato automaticamente dal datore di lavoro direttamente in busta paga, senza necessità di presentare domanda. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’unica eccezione è la possibile rinuncia scritta del lavoratore, qualora non volesse usufruire dell’agevolazione.
Secondo le simulazioni della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, il vantaggio economico può variare sensibilmente a seconda dell’entità dell’aumento e del reddito personale.
In media, il risparmio fiscale annuo stimato può andare da circa 190 euro fino a oltre 850 euro all’anno.
Per capire quanto inciderà davvero la nuova flat tax sugli aumenti contrattuali, si può utilizzare una formula molto semplice.
La normativa stabilisce che sugli incrementi di stipendio venga applicata un’imposta sostitutiva del 5%. Questo significa che il lavoratore trattiene il 95% dell’aumento lordo.
La formula per stimare il netto è quindi:
Aumento netto = aumento lordo × (1 − 0,05)
Facciamo un esempio pratico.
Se un contratto collettivo prevede un aumento lordo di 1.000 euro all’anno, la tassazione sarà:
Con la tassazione ordinaria, invece, lo stesso aumento sarebbe stato tassato con IRPEF e addizionali locali. In molti casi il netto sarebbe sceso tra circa 500 e 600 euro, quindi quasi la metà.
La nuova misura quindi consente di conservare una quota molto più alta degli aumenti salariali.
Per capire meglio l’impatto della misura, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha analizzato alcuni tra i principali contratti collettivi rinnovati negli ultimi anni.
Le simulazioni mostrano che il vantaggio fiscale cambia in base al settore e all’entità degli aumenti previsti.
Il contratto del commercio è quello che mostra il beneficio più elevato.
Il risparmio fiscale può arrivare fino a 851 euro all’anno.
Nel comparto telecomunicazioni il vantaggio è leggermente inferiore.
Il beneficio fiscale supera 500 euro annui.
Nel settore metalmeccanico gli aumenti considerati nelle simulazioni sono più contenuti.
Il risparmio fiscale è di circa 250 euro all’anno.
Per un lavoratore di livello D1, con 22.989 euro di reddito, il vantaggio scende a circa 188 euro annui.
La normativa non riguarda soltanto gli aumenti contrattuali. È prevista anche una tassazione agevolata del 15% sui trattamenti accessori, che includono:
Anche in questo caso il vantaggio varia in base al reddito complessivo del lavoratore.
Ad esempio, considerando 1.500 euro annui di trattamenti accessori, il risparmio fiscale può variare:
Se i trattamenti accessori sono pari a 1.000 euro, il beneficio resta comunque significativo, con un risparmio compreso tra circa 52 e 417 euro annui.
Nel complesso, queste misure puntano a rendere gli aumenti salariali più concreti, riducendo la pressione fiscale sulle componenti variabili dello stipendio e migliorando il reddito netto dei lavoratori.