Tassa da 3 euro sui pacchi, la beffa è servita: Temu, Shein e AliExpress aumentano i prezzi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dal 1 luglio è entrata in vigore una delle più importanti riforme doganali degli ultimi trent’anni, destinata a cambiare il modo in cui milioni di consumatori acquistano online da piattaforme extra europee. L’Unione Europea ha infatti eliminato la franchigia che consentiva ai pacchi con valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi fuori dall’Ue di entrare senza il pagamento di dazi doganali.
Al suo posto è stata introdotta una tariffa forfettaria di 3 euro per i pacchi di modico valore. La nuova regola riguarda soprattutto gli acquisti effettuati su grandi marketplace internazionali che spediscono direttamente dalla Cina, come quelli di abbigliamento, accessori e piccoli prodotti tecnologici.
Il contributo, però, non viene calcolato sull’intera spedizione, ma sulle singole categorie merceologiche presenti all’interno del pacco. Questo significa che il costo può variare in base al tipo di articoli acquistati e non semplicemente al numero di prodotti ordinati.
La nuova normativa europea prevede che il contributo venga applicato alle diverse categorie doganali contenute nella spedizione. Non si paga quindi 3 euro per ogni oggetto acquistato e nemmeno in base al valore complessivo dell’ordine.
Ad esempio, chi acquista cinque magliette della stessa categoria merceologica dovrà pagare un solo contributo da 3 euro. Diverso il caso di un ordine composto da una maglietta e un braccialetto: trattandosi di due categorie differenti, il costo complessivo del dazio salirebbe a 6 euro, anche se gli articoli viaggiano nello stesso pacco.
Secondo i piani iniziali della Commissione Europea, il costo avrebbe dovuto essere sostenuto direttamente dalle grandi piattaforme di e-commerce, senza incidere sui prezzi finali. Tuttavia, a pochi giorni dall’introduzione della misura, la situazione sembra diversa: molti operatori stanno trasferendo il costo sugli acquirenti attraverso aumenti dei prezzi.
Sulle principali piattaforme che vendono prodotti spediti dalla Cina si stanno verificando alcuni cambiamenti evidenti. Molti articoli dal prezzo molto basso, che fino a poco tempo fa potevano essere acquistati per uno o due euro, stanno scomparendo oppure vengono proposti con prezzi più elevati.
In diversi casi i rincari sembrano superare il semplice costo del dazio. Alcuni venditori, infatti, starebbero aumentando direttamente il prezzo di ogni singolo prodotto per compensare la nuova tassa. In questo modo un consumatore potrebbe ritrovarsi a pagare più volte un costo che, secondo la normativa europea, dovrebbe essere applicato una sola volta per categoria merceologica.
Per esempio, acquistando due magliette identiche nella stessa spedizione, il dazio previsto sarebbe di 3 euro complessivi. Ma se il prezzo di ogni maglietta viene aumentato di 3 euro, l’acquirente finisce per sostenere un costo doppio rispetto a quello previsto dalla nuova regola.
L’effetto più evidente della riforma rischia quindi di essere un aumento dei costi per chi acquista prodotti economici online. Un esempio riguarda tre cover per smartphone: se prima costavano 2 euro ciascuna, oggi potrebbero essere vendute a 5 euro. Il dazio europeo sulla spedizione sarebbe comunque di soli 3 euro, ma il cliente potrebbe arrivare a pagare molto di più a causa degli aumenti applicati direttamente sui prodotti.
La situazione riguarda soprattutto i marketplace che spediscono direttamente dai Paesi extra Ue, mentre molti prodotti acquistati tramite Amazon non subiscono lo stesso effetto perché sono già presenti nei magazzini europei e non attraversano la dogana.
Un’attenzione particolare va però alla sezione Amazon Haul, dedicata ai prodotti economici spediti direttamente dalle fabbriche cinesi. In questi casi il meccanismo doganale è simile a quello di altre piattaforme internazionali e non sono esclusi possibili aumenti dei prezzi per compensare la nuova tassa.