Tasse Trump, proviamo a farlo da noi e vediamo che succede

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 21 dicembre 2017 11:08 | Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2017 11:08
donald-trump

Tasse Trump ok negli Usa. E da noi che succederebbe? (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Tasse di Trump, proviamo a farlo da noi, in Italia. Proviamo a trasferire, applicare il gigantesco taglio delle tasse varato negli Usa nella nostra società ed economia e vediamo che succede. Translation pari pari, misura per misura e vediamo l’effetto che fa.

Ridurre le tasse che pagano imprese e aziende di 14 punti percentuali (la riduzione negli Usa per le aziende è dal 35 al 21 per cento). In Italia sarebbe felice Confindustria e…pochi altri. Forse un po’ di Forza Italia si sbilancerebbe ad applaudire. Ma tutti gli altri partiti e attori e comparse sociali sarebbero alquanto imbarazzati.

Slavini e la sua Lega farebbero i pesci in barile, il maxi taglio di tasse alle imprese ci sta eccome se ci sta nella visione sociale delle destra, ma Salvini e la Lega hanno anche elettorato che poco ama le imprese e il mercato, la destra italiana ha sempre allevato e nutrito il suo elettorato in una cultura anti aziendale e che comunque del mercato diffida. E ora come si fa? Si fa il pesce in barile.

Contro, decisamente contro il taglio delle tasse alle imprese che così grande è una vergogna griderebbero i sindacati (forse la Cisl no) e il partito di Grasso e D’Alema. E il Pd di Renzi dovrebbe star zitto o quasi perché, dicesse sì, sarebbe accusati e travolto dall’accusa di tradimento dei valori della sinistra e passaggio al nemico.

Più in imbarazzo di tutti M5S, la gente che lo vota non vuole meno tasse per le aziende, non vuole regali a chi comanda. Quindi M5S butterebbe la palla in tribuna. Anzi a buttare la palla in tribuna alla fine sarebbero tutti.

Tutti, tutti i partiti, gruppi sociali, categorie, segmenti di opinione, tutti butterebbero la palla in tribuna invocando la versione italiana di ogni riforma. La richiesta generale sarebbe: passa il meno tasse alle aziende se c’è qualcosa anche per gli altri, tutti gli altri. In Italia riforma significa infatti che tutti ci guadagnano qualcosa, altrimenti si sta come si sta e infatti in Italia riforma è da tempo di fatto insulto e minaccia.

Bene, 14 punti percentuali di tasse in meno per le aziende, e per gli agricoltori, i commercianti, i pensionati, le famiglie, i dipendenti pubblici e privati, i lavoratori autonomi, le comunità montane…? Facciamole da noi le tasse di Trump ed ecco quel che di sicuro succede.

Poi nelle tasse di Trump c’è il rientro dei capitali all’estero delle imprese, pure e soprattutto multinazionali, pagando solo l’otto per cento. Condono, condonissimo e pure per le multinazionali. Facciamo,o da noi e insorgono tutti, dalle parrocchie a Carta Bianca della Berlinguer passando per Mentana, Di Battista si ricandida per lo sdegno, Bersani fa lo sciopero della fame, Salvini accende la ruspa, Renzi e la Cei condannano, Forza Nuova e i Centri sociali fraternizzano nella lotta comune, i commercialisti chiedono misure a sostegno della crisi del settore…

Poi nelle tasse di Trump c’è che l’aliquota massima fiscale sul reddito individuale scende dal 39,6 al 37 per cento. Qui da noi l’aliquota massima Irpef è del 43 per cento che grazie ad addizionali locali facilmente si arrampica al 45 per cento del reddito. Qui da noi se uno propone di abbassare l’aliquota massima Irpef a quei relativamente pochi che la pagano (solo lavoratori dipendenti e qualche professionista, la grandissima parte degli altri italiani dichiara redditi inferiori ai 70 mila lordi l’anno) poco manca che venga messo alla gogna come amico e servo dei ricchi sfondati. Qui da noi i ricchi, soprattutto se non ricchi veri, devono piangere. Qui da noi una cultura cattoretrograda e rancorprogressista stabilisce che se porti a casa quattromila al mese netti sei sospetto e anche infetto.

Poi nelle tasse di Trump c’è che il primo anno pagano meno tasse, un po’ meno tasse, l’80 per cento dei contribuenti. Ma anno dopo anno, giunti al 2.027, sarà il 53 per cento dei contribuenti a pagare più tasse. Più tasse e non meno. Perché il taglio delle tasse alle aziende è permanente, per sempre. Il taglio delle tasse a quelle che noi fiscalmente chiamiamo le perone fisiche è temporaneo, scade e decade.

Poi nelle tasse di Trump c’è che al 5 per cento della popolazione va il 50 per cento dello sconto fiscale.

Questi ultimi due punticini della grande riforma di Trump che effetto farebbero in Italia? Se ne accorgerebbe subito la mitica gente che il primo anni paga meno tasse, il secondo anno lo sconto cala, il terzo cala ancora e poi al quarto, quinto, sesto anno la frittata si ribalta e si pagano più tasse di prima della riforma? Chissà, dipende dai social.

Le tasse di Trump si calcola siano complessivamente un taglio di entrate fiscali di 1.500 miliardi di dollari. Da rendere, come si dice strutturali. Nel nostro piccolo qui da noi ci siano già abbondantemente e da tempo. Abbiamo un taglio strutturale delle entrate fiscali di almeno 150 miliardi di euro l’anno, l’importo dell’evasione fiscale che è nella nostra Costituzione materiale, che è nel nostro patto sociale reale. Gli americani, è bene ricordarlo, questa misura strutturale di taglio delle tasse non ce l’hanno, lì l’evasione fiscale è relativamente piccola cosa.

E infine per trasferirlo anche qui da noi il taglio delle tasse di Trump e vedere l’effetto che fa un altro paio di cosine andrebbero dagli Usa trasferite qui. Ad esempio la pesantezza delle tasse sul patrimonio, anche sulle case, che a noi apparirebbe esorbitante. E un debito pubblico in relazione al Pil in crescendo ma lontano dalle nostre percentuali,  e una spesa pubblica altrettanto lontana dalla nostra percentuale che è del 50 per cento circa del Pil e che paga pensioni e sanità che gli americani si sognano.

Le tasse di Trump, sta a vedere che se proviamo a farlo qui l’effetto che fa è che mica tanto ci va davvero e forse neanche ci conviene.

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