(Foto d'archivio Ansa)
Temporali intensi e di breve durata stanno diventando più frequenti in alcune zone d’Italia, con il rischio di mettere sotto pressione corsi d’acqua, pendii e reti di drenaggio. “I risultati di questa ricerca contribuiscono alla comprensione degli effetti del cambiamento climatico sulle precipitazioni estreme in Italia e forniscono informazioni utili per le politiche di protezione civile, per la resilienza delle infrastrutture esistenti e la pianificazione di quelle future”, ha spiegato Francesco Cavalleri, dottore di ricerca in Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e primo autore dello studio.
Secondo una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Milano, finanziata con fondi europei e realizzata in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Norwegian Meteorological Institute e Rse Spa, gli eventi di pioggia intensa in un’ora stanno aumentando significativamente.
Lo studio, pubblicato su Natural Hazards and Earth System Sciences, mostra che alcune aree della penisola, soprattutto in estate e autunno, registrano un raddoppio di questi fenomeni rispetto a 35 anni fa. In estate, l’incremento è marcato nelle zone prealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia e Alto Adige, dove gli eventi estremi sono passati da circa dieci all’anno negli anni ’90 a oltre venti oggi. In autunno, aree costiere della Liguria, del mare Ionio e della Sardegna hanno visto aumentare da 2-3 episodi annui tipici del passato a più di dieci. “I dati di precipitazione oraria, ottenuti integrando osservazioni dirette e modelli numerici ad alta risoluzione, permettono di ricostruire le condizioni atmosferiche passate con dettaglio orario e spaziale di pochi chilometri”, ha aggiunto Maurizio Maugeri, coordinatore della ricerca, sottolineando che “un utilizzo più diffuso di questi strumenti è di grande importanza perché permette di migliorare notevolmente la valutazione dei rischi legati a frane, alluvioni e altri fenomeni idrogeologici estremi”.