Una chimera chiamata ceto medio: un italiano su due si vede sotto, uno su tre in caduta libera (Ipsos-Legacoop) (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Incertezza, paura, arretramento economico e relazionale. Un Paese nel quale la povertà non coincide più soltanto con la mancanza di reddito, ma assume la forma di una progressiva discesa sociale che investe lavoro, salute, casa, consumi, relazioni e aspettative per il futuro.
È il quadro che emerge da FragilItalia 2026 – Le povertà contemporanee, l’indagine Ipsos realizzata per Legacoop. Secondo i dati emersi nella rilevazione, il 54% degli italiani si colloca sotto il ceto medio: il 34% si definisce “in caduta”, il 16% fragile e il 4% lower class. Il 25% dichiara di essere sceso nella scala sociale, mentre soltanto il 7% ritiene di aver migliorato la propria posizione.
Una dinamica che il rapporto definisce di “de-cetomedizzazione”: il ceto medio in caduta, pari al 34%, si avvicina ormai numericamente al ceto medio, al 37%. La povertà appare così sempre meno come una condizione statica e sempre più come una traiettoria verso il basso.
A confermarlo è innanzitutto la percezione degli italiani: il 68% si sente economicamente più fragile rispetto a cinque anni fa. Il 25% ha difficoltà ad arrivare a fine mese, il 19% rinuncia a spese necessarie e il 17% non sarebbe stato in grado di sostenere una spesa imprevista di 600 euro.
“Questi numeri ci dicono che dobbiamo cambiare il modo in cui guardiamo alla povertà – afferma il presidente di Legacoop, Simone Gamberini -. Non riguarda più soltanto chi si trova ai margini. Il problema si sta diffondendo e riguarda una parte crescente della società che lavora, ha una casa, costruisce una famiglia, ma sente progressivamente ridursi le proprie sicurezze. È una povertà di reddito, certamente, ma anche di opportunità, di relazioni e, soprattutto, di futuro”.
Particolarmente significativo è il dato sul lavoro. Il 39% degli intervistati considera il proprio stipendio insufficiente rispetto al costo della vita. La percentuale sale al 49% tra i 31-50enni, al 50% nelle Isole e al 54% nel ceto popolare.