Economia

Vinitaly, chiusura record del Salone del vino e dei distillati di Verona. Con un messaggio culturale: bere meno, bere meglio

Chiusura col botto. Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati , archivia le quattro giornate a “Veronafiere”(12-15 aprile) con numeri da record e oltre 100 appuntamenti in calendario tra approfondimenti, degustazioni e nuovi format. Significativo il record di espositori internazionali, oltre  4.000da 35 Paesi, Cina compresa (+12%). Forte la presenza di buyer provenienti da mercati emergenti, in particolare India, Brasile e Paesi del sud-est asiatico. Il settore dei vini naturali e biologici, con oltre 800 etichette certificate, ha avuto una posizione di rilievo; una tendenza che ha confermato l’evoluzione del settore verso produzioni sempre più attente alla qualità e tracciabilità, temi centrali nelle discussioni sulle politiche agricole europee.

Aumentato il consumo post covid

Buon segno: negli ultimi due anni il commercio vinicolo ha registrato incrementi del 35%. E ci sono previsioni di crescita dell’export che potrebbero toccare i 7,8 miliardi di euro entro la fine del 2026. L’anno scorso l’export è stato di 7,7 miliardi con 47,3 milioni di ettolitri prodotti (341 DOCG e 635 varietà di vitigni). Semplicemente il doppio della Francia. Ergo, l’Italia si conferma leader mondiale in produzione.

Bere meno, bere meglio

E’ la tendenza culturale e salutistica che promuove un consumo di alcol moderato e consapevole che privilegia l’alta qualità rispetto alla quantità. Uno stile di vita ribadito con forza nelle quattro giornate scaligere. E non solo dai numerosi politici intervenuti (6 ministri e pure Elly Schlein) ma anche dagli stessi operatori che hanno rimarcato la filosofia del “bere consapevole” che migliora la salute fisica e mentale e riduce i rischi di malattie. In Italia , per fortuna, il consumo è in prevalenza legato al pasto e alla convivialità, il che riduce il rischio di abusi impulsivi. Il messaggio di Vinitaly 2026 è chiaro: bere meno non è una rinuncia ma un investimento sulla propria salute e sul piacere di una degustazione più consapevole. La GenZ guida una svolta epocale che costringe l’industria e la grande distribuzione a ripensare il proprio business.

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Enrico Pirondini