Dpcm, lo scaricabarile di Conte, il cerino dei lockdown a Speranza

di Bruno Tucci
Pubblicato il 3 Novembre 2020 9:57 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2020 9:58
Dpcm, lo scaricabarile di Conte, il cerino dei lockdown a Speranza (nella foto)

Dpcm, lo scaricabarile di Conte, il cerino dei lockdown a Speranza (nella foto)

La leadership è una parola magica che fa sognare gli uomini politici. Giuseppe Conte non ne è esente e si è cullato sulla grande popolarità che aveva raggiunto con il popolo.

Oggi, dopo quasi due anni, la situazione è notevolmente cambiata perché il premier Giusepe Conte non gode più della stessa fiducia che gli riservavano i cittadini. O, almeno, ne ha perso una buona parte. Ecco perché le prossime due settimane saranno forse decisive per lui. Stasera (o al massimo domani) dovrebbe varare e leggere il nuovo Dpcm che divide l’Italia più a rischio in tre fasce: base, moderata e alta. Quest’ultima vorrebbe significare lockdown con la chiusura di bar, ristoranti, negozi e con l’impossibilità a entrare o uscire da questi territori se non per impegni di grande urgenza.

Quali sono le più papabili alla chiusura nel nuovo Dpcm? La Lombardia, il Piemonte e la Calabria che si è aggiunta alla lista dopo un primo periodo – quello della prima fase in inverno – trascorso nella massima tranquillità.

Il Presidente del Consiglio confida in questi provvedimenti a macchia di leopardo nella speranza che possano dare buoni risultati. Così il Governo non sarebbe più in bilico. E lui tornerebbe ad essere al momento l’unico in grado di guidare il Paese. Nel contrasto fra esecutivo e regioni che continua ad essere aspro,  il premier media e usa il sostantivo “unità” che mai prima aveva pronunciato.

“Troppo tardi”, rispondono in coro Matteo Salvini e Giorgia Meloni. “Per mesi abbiamo portato all’attenzione del governo emendamenti che non sono mai stati accolti”. Però, nonostante il “niet” della destra, Giuseppe Conte continua a sperare che questa mossa gli possa ridare quella popolarità che è andata via via diminuendo negli ultimi mesi.

In questa direzione, viene “aiutato” dal Capo dello Stato che non si stanca di ripetere che per uscire dal tunnel e combattere la pandemia serve una assoluta coesione tra le forze politiche.

Sergio Mattarella compie i primi passi: convoca due presidenti di regione (Bonaccini e Toti) e invita al Quirinale i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati. Motivo dell’incontro? Non trapela nulla di ufficiale. Ma è certo che il Colle vuole che le forze politiche del Paese ritrovino quella concordia necessaria per superare il momento drammatico che sta attraversando l’Italia.

Lo scontro diventa un argomento di primo piano. “Giochini pericolosi”, lo definisce un editoriale del Corriere della Sera. E c’è chi ritiene che il comportamento del premier rappresenta “una indecisione che non può continuare”.

Anche con il nuovo decreto (leggi Dpcm) Conte non si azzarda ad andare oltre al suo modo di agire. Tanto che lascia al ministro della salute Roberto Speranza la scelta delle aree pericolose. Così che se l’esperimento dovesse andar male potrebbe sempre rifugiarsi nel dire “io non c’entro!”.

Si riuscirà a riveder la luce alla fine del tunnel? E’ ciò che tutto il Paese spera. Allora, se questo è l’intento finale, bando alle chiacchiere, alle liti da cortile, alle parole in libertà. Come quelle pronunciate dal presidente della Liguria Giovanni Toti a proposito degli ultrasettantenni. “Noi vecchi non siamo gli agnelli sacrificali”, sostiene il sociologo Giuseppe De Rita. Inoltre in un editoriale della Stampa, è scritto che “senza anziani addio futuro”. L’augurio è che il presidente della Liguria abbia imparato la lezione.