Scuole e musei chiusi (male), autobus pieni a metà (giusto) il nuovo Dpcm

di Bruno Tucci
Pubblicato il 2 Novembre 2020 16:07 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2020 16:07
Scuole e musei chiusi (male), autobus pieni a metà (giusto) il nuovo Dpcm. Nell foto Lucia Azzolina

Scuole e musei chiusi (male), autobus pieni a metà (giusto) il nuovo Dpcm. Nella foto Lucia Azzolina, ministro della scuola. Aveva ragione lei ma ha dovuto soccombere

Ci sono due grandi sconfitti, meglio dire sconfitte, in questo ennesimo CPCM che diventerà ufficiale domani.

Gli sconfitti, o sconfitte, del nuovo Dpcm illustrato da Giuseppe Conte alla Camera, che sarà varato martedì, sono due ministri in gonnella. Che, a quanto pare, hanno perduto clamorosamente la loro battaglia. La prima è la responsabile dell’istruzione Lucia Azzolina, la quale ha sempre difeso a spada tratta la sua idea. Quella che le scuole non dovessero mai chiudere o adottare l’insegnamento a distanza.

Si deve riconoscere per la verità che il ministro aveva vinto il suo primo braccio di ferro quando a settembre era riuscita a far riaprire le scuole. Nonostante i dubbi e le perplessità del mondo scientifico. Poi, quando la situazione è precipitata e la pandemia è tornata a terrorizzare il Paese, la Azzolina è finita nell’occhio del ciclone. Perché? Per il semplice motivo che molti ritenevamo che l’affollamento nelle aule non aiutava per niente la difesa dal virus.

Così, nel nuovo provvedimento (chiamiamolo così invece che usare quel cacofonico termine usato generalmente), il ministro ha dovuto alzare le braccia ed arrendersi alla volontà delle forze politiche.

Fanno eccezione i bambini e dei ragazzi che frequentano le scuole medie fino alla seconda, i quali soli avranno ancora la possibilità di andare a scuola. Tutti gli altri studenti al DAD (didattica a distanza) con aule vuote e computer che bollono. Un bene per la next generation? Assolutamente no. Il clima negli ambienti dei tanti istituti è tale che non è riproducibile in nessun modo. Però, da subito, si verificherà quel che è accaduto nello scorso inverno.

Il secondo sconfitto è ugualmente una donna, responsabile del ministero delle infrastrutture e dei trasporti che si diceva contenta per come andavano i mezzi pubblici. Paola De Micheli -questo il suo nome- lo aveva ribadito in tv rispondendo ad una domanda della conduttrice Lucia Annunziata.

I presenti, non molti, sono rimasti basiti. E si sono chiesti se il ministro aveva avuto la possibilità di andare in autobus. O in metro. La mattina dalle 7 alle 8. O il pomeriggio dopo le 5. Le critiche al suo 80 per cento senza alcun distanziamento si sono moltiplicate. E nessuno, in verità, ha mai difeso la sicurezza con cui parlava il ministro.

Ecco, dunque, nell’intervento di Giuseppe Conte alla Camera e al Senato rifilare un ceffone (in senso figurato, per carità) alla De Micheli. Nei mezzi pubblici, la percentuale degli utenti non dovrà superare il 50 per cento. E gli altri, ci si potrebbe domandare? Rimarranno ad aspettare un altro tram o convoglio della metropolitana con la buona pace del ministro.

Al di là di queste due sconfitte, il premier non ha dato notizie rivoluzionarie. I centri commerciali chiusi. Le palestre e le piscine sbarrate. Con una sola novità: non potranno aprire né i musei, né si potrà andare ad una mostra. Idea degna di Dario Franceschini, quello che ha tolto l’accesso gratuito ai pensionati.

Attenzione: l’Italia sarà divisa in tre aree a rischio dove non ci sarà la libera circolazione per chi viene da un’altra regione. Quali sono le “prescelte”? Lo sapremo solo quando il Presidente del Consiglio leggerà le sue misure. Il coprifuoco? Ne ha parlato il premier?

Si, certo, ma non ha indicato con precisione quale sarà l’orario del “proibizionismo”. È voce comune, comunque, che le ore interessate saranno quelle che vanno dalle 21 alle 5 del mattino.

Il cento destra sbraita, Italia Viva di Matteo Renzi, ha qualche dubbio. E desidera che i dati che arrivano all’opinione pubblica, siano chiari e presici. Insomma, l’unità invocata da Conte è ancora lontana di là da venire. Fino a quando la gente avrà pazienza?