Tasse, chi le abbassa davvero? Elezioni con la scelta dell’imbarazzo

di Lucio Fero
Pubblicato il 10 Gennaio 2013 14:23 | Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2013 16:23

ROMA – Votare per chi? Affascinato come un cleptomane rubo, la battuta a Jena de La Stampa: “C’è solo la scelta dell’imbarazzo”. Votare per cosa? Decisamente convinto, seguo il ragionamento di Roberto Perotti sul Sole 24 ore: votare per meno spesa pubblica e meno tasse. E resto colpito come da una rivelazione, rivelazione di qualcosa che già sapevo ma non osavo dirmi e dire ad alta voce: “Che ci piaccia o no, il problema dei tagli alle tasse è prima di tutto un problema di ordine pubblico”. Ordine pubblico? Ma è impazzito Perotti e con lui il quotidiano che mette il suo scritto in prima pagina? No, è proprio così: le tasse le devi diminuire, non le diminuisci se non diminuisci di altrettanto la spesa pubblica, ma appena accenni a toccarla la spesa, accenni perché quella per prestazioni sociali non è mai diminuita, l’intero paese da destra a sinistra grida alla “macelleria sociale”. Concludo da solo: per chiunque voto e comunque vadano le elezioni entro 18/24 mesi dal febbraio 2013 l’Italia si troverà in una condizione economica, finanziaria e sociale simile a quella dell’estate 2011.

La scelta dell’imbarazzo e non l’imbarazzo della scelta. E non per strani gusti personali o sofisticate incapacità a “turarsi il naso”. Quel che dicono e promettono quelli che chiedono il voto, ad esempio sulle tasse, ma non è esempio a caso, è imbarazzante per chi deve votarli. Voto Berlusconi che il 27 dicembre 2012 a UnoMattina si fa sfuggire il “lapsus” degli “800mila miliardi di spesa pubblica” da cui che ci vuole a tirare fuori i miseri 4 miliardi che vale l’Imu sulla prima casa? I miliardi di spesa pubblica sono 800 e non 800mila, è stato un lapsus. Ma è stato anche un metro e un metodo di governo (“i ristoranti pieni…la crisi fatto psicologico…”). Metro e metodo durati molti anni e ora c’è la promessa di riportali in pista: i 4 miliardi dell’Imu da trovare aumentando le tasse sulla birra, il vino e i giochi. Oppure lo “assumi tutti a nero per tre, quattro anni” e la disoccupazione sparirà. Anche a volermi liberare dell’Imu e fregarmene del resto in nome del pochi, maledetti e subito, imbarazzante crederci e votare di conseguenza. Come scrive Perotti: “Con Berlusconi ministro dell’economia le tasse si abbassano aggiungendo o togliendo tre zeri al bilancio dello Stato, a piacere…”.

C’è poi, per abbassare le tasse, il metodo che potremmo chiamare Bersani/Vendola e quindi votare di conseguenza. Il metodo è aumentare le tasse ai ricchi e diminuirle ai non ricchi. Ancora una volta Perotti è lapidario ed efficace: “Qualsiasi ragionevole definizione di ricco si adotti e qualsiasi ragionevole aumento di aliquota si ipotizzi, il ricavato non sarà sufficiente per ridurre significativamente e in modo duraturo le tasse sui ceti medio bassi”. Facciamo un esempio, anzi facciamo l’esempio che ha fatto Bersani: l’Irpef. Bersani dice: aliquote più alte da aumentare e aliquote più basse da abbassare. Alzare l’aliquota massima del 42% che scatta sopra i 75mila euro lordi di reddito e abbassare le prime due aliquote per i redditi dai 20 ai 36mila euro. Per pareggiare i conti dell’alza e abbassa devi portare quella del 42 forse al 60 e più. Perché pochi sono i contribuenti da 75mila e passa, non bastano. Allora alzare anche l’aliquota per chi ha redditi fino a 50mila euro, è qui la soglia della ricchezza su cui far piovere più tasse, a 2.500 euro netti al mese a famiglia? Non c’è alcun modo “ragionevole” per abbassare le tasse a venti milioni di italiani caricando il costo dell’operazione su duecentomila. Lo devi caricare su dieci milioni di contribuenti il costo e allora diventa irragionevoli perché quelli non sono ricchi. Bersani è persona ragionevole, Vendola un po’ meno, è più poetico. Perciò, perché è ragionevole imbarazza seguire Bersani che sulle tasse in pubblico non ragiona. E imbarazza votare per chi promette una cosa che non sta nei conti: abbassare le tasse al 99%, caricare sull’uno per cento, spendere come e più di prima e starci negli impegni europei.

Ci sarebbe poi il metodo Monti per abbassare le tasse, cioè ridurre davvero la spesa pubblica. A parte il dubbio maligno del come si riduca davvero la spesa pubblica con il fattivo aiuto del personale politico post democristiano, ridurre davvero vuol dire ridurre di 70 miliardi almeno. Altrimenti non ci sono i soldi per abbassarle davvero le tasse. Settanta miliardi e dove si trovano, dove si tagliano? Sempre tributario dei conti di Perotti, elenchiamo: via tutta la spesa per i politici, fa cinque miliardi. Via la metà delle spese militari, fa altri sette miliardi.  Insomma, anche dopo aver applicato integralmente il programma Grillo e quello Vendola, se si vogliono abbassare le tasse per davvero restano circa altri 45 miliardi da tagliare di spesa pubblica. Bloccare le pensioni, anzi tagliarle del 30 per cento sopra i 2.500 euro, la soglia ricchezza che la Cgil ha in testa. Varrebbe 15 miliardi e una rivoluzione. Far pagare davvero alla gente alcuni costi dei servizi sanitari, dei trasporti, di scuola e università, mantenendoli gratuiti o quasi solo per i segmenti di popolazione davvero indigenti? Ci vorrebbe l’esercito. Per adesso comunque dell’esercito proprio non c’è bisogno, al metodo Monti manca l’elettorato. Uno scambio meno spesa, meno assistenza, meno welfare, meno mance e meno tasse, più lavoro, più produzione non è accettato e accettabile dai più. Quindi imbarazzante seguire Monti che si inventa un’Italia che non c’è e votare di conseguenza.

Poi uno può farlo anche alla Verdone, può anche indulgere al “famolo strano”. Può votare Grillo, Ingroia o Maroni. Illudendosi nel primo caso che le tasse scompaiono per webreferendum, nel secondo che le tasse spariscono perché le sbatti in galera con tutti i corrotti, nel terzo che le tasse non passano più perché le blocchi alla frontiera della “Padania”. Anche qui, in tutti i casi, ampia scelta dell’imbarazzo.

E quindi? Quindi chi lo sa. Tranne una cosa che già si sa. Dopo le elezioni di febbraio 2013 il governo probabile a anche il meno peggio possibile tenterà l’impossibile: abbassare un po’ le tasse senza tagliare un euro di spesa pubblica. Quindi l’Italia non rispetterà gli impegni di bilancio 2013/2014. Quindi, entro 18/24 mesi qualcuno o qualcosa dovrà soccorrerci o abbandonarci. Probabilmente saremo soccorsi ma a certe condizioni e prezzi. Probabilmente sarà meno imbarazzante di quando c’era Berlusconi e i soccorritori fecero sapere che se restava lui i soccorsi neanche partivano. Sarà meno imbarazzante e grottesco, cambieranno gli uomini e i termini della questione. Ma la questione sarà sempre la stessa, quella emersa, anzi esplosa nell’estate 2011 e che cova e cresce in Italia almeno da 20 anni: con queste tasse il paese muore avvelenato ma è lo stesso paese che non vuole, non sa, neanche concepisce di rinunciare all’altro gas venefico che è la spesa pubblica per tutto e per tutti. Scegliete liberamente per quale via  imbarazzante via svicolare da questa realtà quando andrete a votare a febbraio, c’è appunto ampia scelta dell’imbarazzo.