È morto Nicholas Brendon, Xander in Buffy l'ammazzavampiri: l'attore aveva 54 anni (foto dal web) - Blitz quotidiano
È morto a 54 anni Nicholas Brendon, noto al grande pubblico per il ruolo di Xander nella serie cult Buffy l’ammazzavampiri. La notizia è stata confermata dalla famiglia, che ha spiegato come l’attore sia deceduto venerdì nel sonno per cause naturali.
Nel comunicato, i familiari hanno ricordato non solo la sua carriera sullo schermo, ma anche la sua evoluzione personale negli ultimi anni. Brendon aveva infatti sviluppato una forte passione per la pittura e l’arte, che condivideva con entusiasmo con amici, parenti e fan. È stato descritto come una persona sensibile, appassionata e sempre spinta dal desiderio di creare, trovando proprio nell’arte una delle espressioni più autentiche della sua personalità.
Brendon è diventato celebre grazie al personaggio di Xander Harris, amico fidato della protagonista e presenza ironica all’interno della serie. Il suo contributo è stato fondamentale per il successo di “Buffy”, dove ha interpretato un ruolo amato per la sua umanità e il suo umorismo.
Dopo la notizia della sua morte, numerosi colleghi hanno voluto rendergli omaggio. Tra questi Alyson Hannigan, che nella serie interpretava Willow Rosenberg, ha condiviso un messaggio commosso ricordando gli anni di lavoro insieme e il legame costruito sul set. Anche Emma Caulfield, interprete di Anya Jenkins, ha pubblicato un tributo sui social, esprimendo il proprio affetto con parole semplici ma sentite.
Oltre al successo con “Buffy”, Brendon ha preso parte a numerose produzioni televisive, tra cui Criminal Minds, Private Practice e Kitchen Confidential, oltre a diversi film. Nato nel 1971 a Los Angeles, aveva raccontato come la recitazione lo avesse aiutato a gestire la balbuzie, diventando in seguito anche portavoce della Stuttering Foundation of America.
Negli ultimi anni aveva affrontato diverse difficoltà di salute: nel 2023 aveva rivelato di soffrire di un difetto cardiaco congenito e di aver avuto un infarto, oltre a una sindrome neurologica chiamata CES. Nonostante ciò, secondo la famiglia, stava seguendo terapie e guardava al futuro con ottimismo.