Striscia la Notizia chiude, Pinuccio: "Con Vannacci al 10% l'Italia avrebbe ancora più bisogno di questo programma" (foto dal web) - Blitz quotidiano
Dopo 38 anni di programmazione, Striscia la Notizia esce definitivamente dai palinsesti Mediaset, segnando la fine di uno dei programmi più longevi della televisione italiana. La decisione è arrivata dopo un’ultima stagione ridotta rispetto al passato e la successiva chiusura dei canali social della trasmissione ideata da Antonio Ricci. Una conclusione che ha suscitato reazioni tra gli storici protagonisti del tg satirico, tra cui Alessio Giannone, conosciuto dal pubblico come Pinuccio.
L’inviato, protagonista di numerose inchieste soprattutto nel Mezzogiorno, ha spiegato di non essere rimasto sorpreso dalla decisione. “È una decisione che era nell’aria da tempo, ha chiuso da poco i social e l’anno scorso aveva già fatto un’edizione un po’ corta. Un programma del genere lascia evidentemente un vuoto. “Mo lo diciamo a Striscia” era un claim che ogni tanto sentivi per strada quando qualcuno subiva un’ingiustizia. Non ho capito Mediaset che tipo di ragionamento abbia fatto. L’Italia avrebbe tanto bisogno di questo tipo di informazione”.
Nel corso dell’intervista, Pinuccio ha affrontato anche il tema della linea editoriale del programma e delle ipotesi secondo cui la libertà con cui venivano affrontati alcuni argomenti possa aver inciso sulla decisione dell’azienda.
“Questo non lo so, perché la linea editoriale è stata sempre libera anche rispetto alla rete. Se poi a qualcuno ha dato fastidio, non lo so. Se ti occupi di problemi e di satira politica non ti puoi aspettare un allineamento. O lo fai o non lo fai. Per quanto mi riguarda Antonio Ricci è quello che mi ha insegnato tutto. Il rammarico per come può essere trattata una persona che comunque per Mediaset ha fatto tanto fa capire che le società, qualsiasi esse siano, non hanno un’anima e ragionano per calcoli imponderabili”.
Secondo il giornalista, il panorama dell’informazione italiana è sempre più caratterizzato dalla contrapposizione tra schieramenti politici e mediatici, mentre programmi capaci di unire satira e inchiesta trovano sempre meno spazio.
Pinuccio non crede che l’assenza di Striscia la Notizia possa spingere il pubblico a chiedere un ritorno del programma. “No, il popolo è distratto, non gliene frega niente a nessuno di niente. Oggi stanno a pensare alla Nazionale di calcio italiana e al ct, ieri stavano a pensare al gioielliere condannato, domani penseranno a qualche altra cosa. La gente perde le cose senza soffermarsi su quello che accade, non solo rispetto a Striscia, ma rispetto a tutto”.
Guardando ai tanti anni trascorsi nella trasmissione, l’inviato ha infine ricordato le esperienze professionali che considera più significative. “Il caso Eni in Basilicata, insieme a tutta la storia di Aboubakar Soumahoro. Sono state due inchieste che non mi hanno divertito, ma mi hanno incuriosito per poi arrivare a conclusioni che hanno meravigliato pure me”. Parole che chiudono simbolicamente una lunga esperienza televisiva che, per quasi quattro decenni, ha unito denuncia, satira e inchiesta.