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Catalogna: 47,5% per l’indipendenza, gli altri no. Non ha vinto nessuno

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Catalogna, i risultati del voto per l’indipendenza (foto Ansa)

ROMA – Catalogna, la realtà è che in Catalogna non ha vinto nessuno. Le elezioni, anzi gli elettori catalani,  non hanno dato una vera e netta vittoria nelle mani né di chi ha tentato e predicato la secessione dalla Spagna né di chi voleva chiuderla con il voto appunto la storia recentemente fattasi anche grottesca della Repubblica di Catalogna proclamatasi tale e poi rapidamente squagliatasi.

Catalogna, il 47,5 per cento dei votanti (una marea di votanti, affluenza all’85 per cento degli aventi diritto al voto) ha di fatto e in piena coscienza e consapevolezza votato per partiti e liste che vogliono l’indipendenza se non la secessione della Catalogna dalla Spagna. Una percentuale, 47,5 per cento, che indica una massiccia volontà popolare, un sentimento radicato e profondo.

Quel 47,5 per cento in elezioni come queste esclude che l’indipendentismo catalano possa essere gestito come estremismo che di tanto in tanto si surriscalda e si espande per poi raffreddarsi e sgonfiarsi, 47, 5 per cento vuol dire poco meno della metà dei catalani che vuole andarsene o avere in meno a che fare possibile con la Spagna.

Già, però poco meno della metà. Perché se il 47,5 per cento è tanto, gli altri catalani, un po’ più della metà, hanno scientemente in piena consapevolezza e volontà votato per restare Spagna, perché la Catalogna resti Spagna, per questo hanno votato, questo hanno detto.

E allora chi vince, chi ha vinto in un paese dove il 47,5 per cento vota indipendenza e gli altri no? Non vince nessuno. E l’informazione italiana, dio la perdoni perché sempre più spesso non sa quel che fa, tranne rare eccezioni di fronte a  qualcosa di complesso e complicato subito si arrende e poco spiega quindi molto poco informa.

Fosse stato un referendum in Catalogna l’indipendentismo della regione sarebbe stato sconfitto di misura. Sono infatti di più in numero assoluto e in percentuale i catalani che hanno votato per partiti contrari all’indipendenza e separazione dalla Spagna. Ma non era un referendum e, anche se è complicato, è scorretto leggerlo come se referendum fosse stato. Chi dice, chi può dire come avrebbero votato i catalani di fronte alla secca scelta tra un Sì o un No? La risposta dell’elettorato ovunque e sempre si modella sulla domanda, misura e senso della singola consultazione. Il che vuol dire che alle elezioni per il Parlamento regionale i voti per l’indipendenza sono stati minori di quelli per l’unione con la Spagna. Ma un referendum (vero, non quello finto messo in scena dai secessionisti mesi fa) nessuno può dire che risultato avrebbe dato.

Erano elezioni per il Parlamento regionale catalano e queste elezioni hanno come tante in Europa e nel mondo meccanismi di attribuzione dei seggi nell’Assemblea che si elegge per cui alla percentuale dei voti non corrisponde esattamente la percentuale dei seggi. Partiti che hanno avuto pochi voti non hanno avuto seggi e legittimi meccanismo di ripartizione dei collegi e seggi hanno legittimamente trasformato il 47,5 per cento degli indipendentisti in 70 seggi all’Assemblea.

Settanta seggi su 135 totali. Cioè maggioranza indipendentista al Parlamento regionale. Maggioranza all’Assemblea peraltro riconfermata, c’era anche nella Generalitat catalana precedente. Ma maggioranza all’Assemblea non coincide con maggioranza nelle percentuali di voto e nel numero assoluto di voti.

Sulla questione dell’indipendenza dalla Spagna il popolo catalano è spaccato a metà, anzi una fettina di più è per restare Spagna. Ma il Parlamento catalano è a maggioranza (piccola ma a maggioranza) indipendentista. Non ha vinto nessuno e in Catalogna sono punto e daccapo. Sono allo stesso punto da cui era partita l’avventuroso e irresponsabile e ribaldo uso della maggioranza in Assemblea per imporre la secessione. E allo stesso punto in cui la Spagna intesa come governo di Madrid e anche come maggioranza numerica dei catalani non era riuscita a gestire, contenere, trattare, spegnere.

Perché, al netto delle propagande semplificatrici e delle notizie sempliciste, in Catalogna è dura, tosta e complicata assai. Non si fa secessione, tanto meno Repubblica indipendente contro la metà e più del popolo, la generale o anche solo maggioritaria volontà di non essere più Spagna è una bugia. Ma non si resta Spagna e chiusa lì quando quasi la metà del popolo è arrivata a votare indipendenza e secessione. E’ facile dire: decida il popolo. Ma che si fa quando i popoli sono due, l’uno altrettanto numeroso e legittimo dell’altro?

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