Elezioni Catalogna, indipendentisti hanno maggioranza. Ma Ciudadanos è il primo partito

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 dicembre 2017 0:43 | Ultimo aggiornamento: 22 dicembre 2017 1:54
Elezioni-Catalogna

Elezioni Catalogna, exit poll: indipendentisti verso maggioranza

BARCELLONA – I catalani non hanno cambiato idea: a scrutini ultimati il fronte indipendentista incassa un’altra vittoria a meno di due mesi dalla proclamazione della Repubblica catalana, poi destituita. Dopo lo spoglio di oltre il 99% delle schede elettorali in Catalogna, gli autonomisti si aggiudicano la maggioranza assoluta con 70 seggi su 135. Ma gli unionisti di Ciudadans diventano il primo partito della Catalogna con 37 seggi e oltre 950 mila voti.

Le elezioni erano state convocate dal premier spagnolo Mariano Rajoy, con poteri speciali che gli ha conferito il senato di Madrid, dopo che all’indomani della proclamazione di indipendenza catalana, ha dichiarato destituiti il presidente Carles Puigdemont e il suo governo.

Secondo i dati ormai definitivi le tre liste indipendentiste, Erc di Junqueras attualmente in carcere a Madrid, JxCat del President Carles Puigdemont in esilio a Bruxelles e gli antisistema della Cup, otterrebbero 70 seggi. La maggioranza assoluta è a quota 68.

I tre partiti unionisti invece Ciudadanos, Psc e Pp, si fermerebbero a quota 57, ben lontani dalla soglia dei 68. Il voto catalano fa però registrare anche una forte crescita del partito più duramente unionista, Ciudadanos. La lista della andalusa Ines Arrimada, capitalizzando sulla crescita del nazionalismo spagnolo, da 25 deputati sale a 37. Meno brillanti le performance degli altri due: i socialisti catalani sono a quota 17; crollati da 11 a soli 4 deputati regionali i popolari locali, espressione del Partito del premier Rajoy.

Si tratta comunque di dati da prendere con le pinze, anche perché molti fattori fanno di queste elezioni uno scrutinio anomalo. Non solo perché da ottobre la Catalogna è commissariata da Madrid, le sue istituzioni sono state destituite d’ufficio da Rajoy con i poteri speciali votati dal Senato, 18 dei candidati erano incriminati per ribellione, tre in carcere e altri tre in esilio.

L’affluenza alle urne è stata altissima, sopra l’80%, nonostante si sia votato di giovedì e non di domenica, come è tradizione, con tutte le difficoltà che ha comportato per chi lavora.

Ora i tre partiti indipendentisti cercheranno di formare un nuovo governo sebbene con una maggioranza più risicata del precedente. Gli scenari delle prossime settimane sono comunque complicati. I due principali candidati alla presidenza della Catalogna – Puigdemont e Junqueras – sono uno in esilio, inseguito da un mandato di arresto spagnolo, e l’altro in carcere. Al momento sembra molto difficile che possano occupare il loro nuovo scranno in parlamento e partecipare all’elezione del President.

La sessione costitutiva dell’assemblea catalana dovrà tenersi entro il 23 gennaio, il primo turno dell’elezione del President per il 10 febbraio. Se per aprile non sarà stato possibile eleggere il nuovo presidente catalano, scatterà lo scioglimento automatico dell’assemblea con nuove elezioni a fine maggio.

 

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