Se a destra c'è il rischio che la barca (leggi governo) navighi a vista, a sinistra non stanno meglio: primarie sì, primarie no, Conte o Schlein? (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Il rischio è che la barca (leggi governo) navighi a vista. Senza nessuna mèta, magari in balia delle onde che la portino là dove nessuno vorrebbe che andasse. Intendiamo dire che al di là delle parole e dei progetti che non hanno senso, sarebbe necessario usare il raziocinio per dividere ciò che è bene e ciò che è male. Al contrario si affollano mille progetti che non hanno futuro. O almeno vanno verso un porto immaginario dove nessuno sa che cosa ci sia dietro.
A pochi giorni dal voto sul referendum, la confusione è grande, gli interrogativi si moltiplicano, si parla di primarie: c’è chi le vorrebbe e chi invece le respinge perchè potrebbero essere un trabocchetto. Torna di moda la parola rimpasto che pareva morta da tempo. Si arriva addirittura al Quirinale per capire chi potrà essere il successore di Sergio Mattarella. Mancano due anni a quell’appuntamento, ma il gioco delle previsioni affascina e ridà la parola a chi dalla scena politica è scomparso da tempo.
Sul palcoscenico salgono di nuovo personaggi di cui non si sentiva più parlare. L’Italia attraversa un periodo pieno di incognite. Il prezzo del petrolio sale vertiginosamente, la crisi energetica pesa sul bilancio delle famiglie, il carrello della spesa è travolto dall’inflazione. Problemi molto seri che dovrebbero far riflettere chi è nella stanza dei bottoni e vuole ad ogni costo guidare il futuro assai prossimo.
Chi, di grazia, pensa di poter sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi? I nomi sono diversi anche se Giorgia Meloni non si fa spaventare dalle chiacchiere e continua il discorso della ricostruzione. Con chi, di grazia se ogni giorno ci sono novità che spazzano via quelle del giorno prima? Adesso come adesso, il problema principale sembrerebbe essere quello delle primarie. Se si faranno, se saranno di nuovo un pericolo per la democrazia, se sarà una battaglia che dividerà ancora una volta in due il Paese.
A destra, le idee sono chiare perchè non ce ne sono altre. Giorgia Meloni sta bene dove sta e non ha avversari che la possano impensierire. Il duello (una brutta parola che non vorremmo mai pronunciare) è a sinistra, perchè i candidati non sono soltanto due: Elly Schlein e Giuseppe Conte. La prima si ritiene forte avendo alle spalle il Pd, il partito di maggioranza dell’opposizione. Ultimamente, ha avuto partita vinta, il referendum l’ha vista primeggiare, non dovrebbero esserci dubbi in futuro: sarà lei il candidato del centro sinistra, gli altri non hanno nessuna possibilità di batterla. Non è così: da sempre Giuseppe Conte sogna di tornare là dove ha “regnato” con due diversi schieramenti. È lui e soltanto lui l’uomo che può battere la premier e tornare ai tempi in cui non c’erano guerre e il Paese non era aggredito da una pericolosa condizione economica.
Finisce qui il braccio di ferro? Assolutamente no. Dietro l’angolo appaiono i terzi che godono quando i primi due se le danno di santa ragione. Sono gli outsider pronti a salire sul carro del vincitore e a tagliare un traguardo insperato. La platea li definisce “papi stranieri”. Cioè coloro che alla vigilia dell’elezione non avevano nessuna possibilità di inserirsi nell’agone, ma lo spartiacque fra le due coalizioni li ha favoriti e non perdono l’occasione di poter salire al Colle.
È troppo presto forse per un discorso del genere, sono le primarie a padroneggiare nell’attuale assetto politico. Chi saranno coloro che potranno votare? I seguaci della segretaria di via del Nazareno non vedono un’altra via: saranno i vertici del partito, dimenticando però che la Schlein vinse perchè in suo aiuto arrivarono le truppe cammellate, cioè i simpatizzanti che non facevano parte del gotha del Pd, ma che avevano tutti i requisiti per deporre la scheda nell’urna. Cioè potrebbe succedere che chi di spade ferì potrebbe morire in una identica maniera.
È chiaro che Giuseppe Conte vuole seguire questa seconda strada, la prima non lo favorirebbe. Ecco perchè non prende mai una posizione chiara, non parla di campo largo, se non prima di aver raggiunto un accordo con gli altri alleati sottoscrivendo un patto che non ammetta sgambetti dell’ultima ora. Come avviene di solito, si creano due fazioni e si è già in piena campagna elettorale se è vero come è vero che sono le primarie ad occupare un posto in prima fila nel palcoscenico politico. Alla finestra appaiono pure i riformisti del Pd scomparsi al momento per essere stati travolti da un “Si” che non era in sintonia con la maggioranza del partito. Ora potrebbero far risentire la loro voce e far pendere la bilancia da una parte o dall’altra.
Il nome di Giorgia finisce in secondo piano? Quando mai! Questo lo sostengono soltanto coloro che non conoscono la sua caparbietà e la sua determinazione oltre a essere sulla scena da anni, quando si è abituata a mangiare ogni giorno pane e politica. Rimpasto, necessità di tornare a votare anzitempo, farsi rosolare in questo anno che manca alle elezioni politiche. Tutte belle parole che Meloni legge, non le respinge, le mette in un cassetto sapendo che difficilmente torneranno di moda. Due teste dei Fratelli d’Italia sono cadute per la batosta del referendum, si dice che ce ne potrebbero essere altre. Sono supposizioni e basta.
Però, i problemi non mancano nella maggioranza perchè i berluscones sono divisi, Antonio Tajani è nell’occhio del ciclone e non sono pochi coloro che lo vorrebbero pugnalare. Tutto dipenderà dalla terza donna di potere del nostro Paese: che cosa ha in animo Marina Berlusconi? Vorrà rivoluzionare subito Forza Italia o temporeggiare?