Politica

“Al referendum votano sì imputati e indagati”, le manie di protagonismo di Gratteri

Il protagonismo è a volte una brutta malattia. Lo si può desumere leggendo, ad esempio, il vocabolario italiano quando spiega che questa parola vuol dire che chi lo diventa (protagonista) usa “comportamenti abituali caratterizzati dalla smania di essere in primo piano”, di voler primeggiare, insomma. Chissà se al procuratore Nicola Gratteri è venuta in mente una parola del genere? Probabilmente no, perché se ritiene che soltanto “le persone per bene voteranno no al referendum di marzo”, beh, qualche perplessità insorge e diventa un brutto interrogativo. Gli altri come sono? In che modo definire coloro che, al contrario, saranno favorevoli al si? Il magistrato non ha dubbi: “Sono imputati, appartengono alla massoneria deviata”. Per un momento abbiamo pensato che si era tutti su “scherzi a parte”, poi quando ci si è resi conto che si era davanti alla realtà siamo stati presi dallo sbigottimento. Possibile che un giudice di così alta fama abbia potuto esprimersi in maniera talmente scomposta? Ebbene, la risposta l’hanno data i vari giornali e le tante tv che hanno riportato la notizia.

Dunque, vediamo. Per il procuratore di Napoli (nomen omen) gli italiani che sono convinti della giustezza della riforma sono persone da prendere con le molle. Certo, se si parla di “indagati” vuol dire che, insomma, qualche incertezza dovremmo averla. O se, ancora, le affermazioni si spostano sulla massoneria deviata l’imbarazzo è sempre più appariscente. Piantiamola di andare alla ricerca di qualche dilemma che possa lasciarci dubbiosi. Nicola Gratteri quelle frasi non solo le ha pensate, ma le ha fatte scrivere da un giornale (calabrese) a cui ha concesso (bontà sua) l’intervista.

Ora poniamoci questa domanda: se una inchiesta dovesse essere affidata al giudice in questione, i protagonisti della vicenda potrebbero vivere giorni tranquilli? Francamente non sapremmo pronunciarci, ma forse chi è finito nel tritacarne della giustizia potrebbe essere meno vago. Il motivo è presto detto: se il 22 e il 23 marzo, qualcuno dei vostri amici o conoscenti dovesse essere favorevole alla divisione delle carriere sarà bene essere prudenti e, perché no, cercare disperatamente il loro curriculum. Pensate a quanti professionisti, industriali, impiegati, operai, universitari, maggiorenni dell’ultima ora dovranno essere considerati, diciamo, piuttosto male (ad essere benevoli).

Se dobbiamo stare ai sondaggi più recenti che danno una quasi parità tra i due schieramenti dovremmo dedurre che per Gratteri milioni di italiani potranno avere in futuro qualche bega con la giustizia che il procuratore sogna. Quale? Quella per cui i magistrati non sbagliano mai? O che, al limite, possano avere poco più che un buffetto da chi deve decidere se hanno violato qualche principio sacrosanto del nostro diritto? Vogliamo che si ripetano i casi Garlasco dopo tanti anni di carcere preventivo?

Se qualche volta si parla giustamente di casta nella politica se ne deve discutere anche se ci si trova dinanzi a episodi che debbono far riflettere. Un solo esempio per ricordare fatti recentissimi: la guerriglia che si è scatenata in due importanti città come Torino e Milano. Un poliziotto viene aggredito e massacrato di botte, qualcuno, tanto per gradire, lo prende a martellate. Alcuni dei responsabili di tale inqualificabile episodio vengono arrestati e finiscono in galera. Tre, per l’esattezza. Ebbene, poche ore dopo uno del gruppo torna a casa ai domiciliari, gli altri due avranno solo l’obbligo quotidiano della firma, “compatibilmente con le esigenze personali”.

Come vogliamo definirle le parole di Gratteri? Soltanto una opinione o, al contrario, un vero e proprio insulto a chi voterà si? Siamo in campagna elettorale d’accordo, ogni espressione (o quasi) è lecita. Financo quella di Elly Schlein la quale sostiene che “il potere politico vuole avere la giustizia al suo servizio” o quella della maggioranza che conosce solo le toghe rosse dimenticando forse che in Italia la gran parte dei magistrati non è affatto politicizzata. Il “politicamente corretto” finisce in un cassetto almeno fino al tardo pomeriggio del 23 marzo, momento in cui sapremo come la pensano gli italiani sulla riforma della giustizia, ma considerare i fautori del si “indagati o soggetti alla massoneria deviata” sembra francamente non solo esagerato, ma fuori da ogni regola democratica.

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Bruno Tucci