Ancora una guerra in Medio Oriente stavolta senza confini. Ma da noi si pensa al proprio orto e si prepara la spallata alla Meloni sul referendum (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Ancora una guerra, ancora in Medio Oriente. Stavolta senza confini. Quale sarà il futuro? Stati Uniti e Israele attaccano a sorpresa, uccidono il dittatore Khamenei e altri 48 fra religiosi e politici. Teheran risponde usando la forza e una pioggia di missili che piovono su Tel Aviv e Gerusalemme.
Qui si vive nei rifugi, mentre nelle piazze dell’ex ormai guida suprema iraniana la folla si divide: da una parte si festeggia e si grida libertà; dall’altra la gente piange, le donne con il velo si battono due volte il petto. In tv, il giornalista annuncia la morte del feroce terrorista e lacrima tanto da non poter leggere quello che è avvenuto durante il primo mattino.
Ora che cosa succederà? Quanto parleremo di questa guerra che non ha futuro? Trump annuncia che Teheran ha chiesto di poter dialogare, lui ha risposto: “Anche subito”. Ma sono parole che non hanno l’ufficialità dovuta, altrimenti le armi non dovrebbero più crepitare, i missili non colpire Israele, le bombe non piovere dal cielo.
Si naviga a vista, ma il tycoon è ottimista: “Fra quattro settimane sarà tutto finito”. L’Europa (e non solo) vorrebbe credere alle parole del presidente, ma la realtà è diversa perchè è certo che la reazione iraniana non avrà la durata di un mattino. In primo luogo, bisognerà capire chi succederà a Khamenei e quale sarà l’orientamento del nuovo capo. Per il momento, è una triade a comandare, però è fuor di dubbio che qualcuno avrà la meglio e quindi sapremo con chi avrà a che fare l’intero Medio Oriente. Un solo fatto è certo: ormai è la forza che predomina il mondo e dovremo dire addio ai sogni di quanti credevano che dopo i disastri della seconda guerra mondiale l’intero Universo avrebbe vissuto un infinito periodo di pace.
Così non è avvenuto e così è stato se si pensa che tutti i governi europei sono stati presi alla sprovvista. Non era stata avvertita Roma, nonostante l’amicizia della Meloni con Trump, non erano stati ugualmente messi in all’erta gli altri vertici di Francia, Germania e Regno Unito. Perchè? Si è voluto agire di sorpresa con la luce del giorno dopo che i servizi segreti di Washington e Tel Aviv avevano ben individuato dove fosse nascosto “il nemico e i suoi più stretti collaboratori”.
Un “segreto” che la sinistra italiana prende al volo per attaccare la premier. Dov’è finita la grande amicizia con Donald? Quel ruolo di pontiera fra le due sponde dell’Oceano se nemmeno in una circostanza del genere gli Stati Uniti l’hanno messa al corrente di quanto stava succedendo? Insomma, anche di fronte ad un fatto di tanta importanza internazionale, la polemica nel nostro Paese ha una tregua. Da sfondo c’è il referendum del 22 e 23 marzo, ogni occasione è buona per strappare voti, specialmente quelli di coloro che hanno sempre disertato in passato le urne.
Si pensa soltanto al proprio orto ed alla spallata che si potrebbe dare alla Meloni ed al suo governo che dopo la riforma della giustizia pensa al premierato che “toglierebbe ogni potere al presidente della Repubblica” (copyright della Schlein e del sempre più presente Bonelli, assai più attivo del suo gemello Fratoianni). Fanno quadrato le due forze politiche e si guardano attorno per verificare le possibili preferenze. Ad esempio, come si comporterà il generale Vannacci? Nel suo intervento di ieri, ha dato una botta al cerchio ed un altro alla botte. I più cattivi ritengono che lui starà con il migliore offerente, leggi poltrone da poter occupare in Parlamento.
“Ecco le vedove degli Ayatollah”, scrivono i giornali più vicini all’esecutivo, mentre l’onnipresente Maurizio Landini non si lascia sfuggire l’occasione per dire ancora una volta che lui è pronto a far parte dell’opposizione, sia pure se con un posto di rilievo. Domani, il segretario della Cgil ha chiamato a raccolta i fedelissimi del sindacato per manifestare contro l’escalation dittatoriale degli Stati Uniti.
Stavolta Giuseppe Conte è più diplomatico: ricorda solo le bombe nemiche che hanno centrato un istituto femminile uccidendo 108 giovanette. “È un blitz di pura potenza, il tycoon non ha nessuna strategia”, tuonano ancora a sinistra e le prossime settimane daranno ragione al nostro orientamento. “Un cambio di regime non si fa solo con le bombe che piovono dal cielo”.
Si potrebbe scrivere: “È la solita storia del pastore”, come cantava Luciano Pavarotti interpretando l’Arlesiana di Francesco Cilea. Anche quel noiosissimo festival di Sanremo (grazie a Dio ha chiuso i battenti) non ha abbandonato la politica, anzi è stato strumentalizzato dai Palazzi. Chi ha vinto, Sal Da Vinci (che non ha nulla a che fare con Leonardo) è stato tirato dalla giacchetta. Voterà no al referendum, sostiene qualcuno. È una fake news, si risponde a tono. Domanda: ma a tutto questo si è ridotta la politica?