Askatasuna, Piantedosi alla Camera: "Il corteo una resa dei conti con lo Stato. Chi sfila con gli antagonisti offre prospettive d'impunità" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili”. A dirlo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante l’informativa alla Camera sugli scontri di sabato a Torino. “Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità” ha aggiunto il ministro. Le sue parole sono state accolte da applausi da parte dei parlamentari del centrodestra.
Nell’informativa, Piatendosi ha spiegato: “Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato”.
Il ministro, durante l’informativa alla Camera ha ricostruito: “L’iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una assemblea nazionale indetta da Askatasuna presso l’Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell’antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica. In quella circostanza, nel rilanciare l’appuntamento per la manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna è stato sottolineato – cito testualmente – che il corteo avrebbe costituito ‘una resa dei conti con lo Stato democratico’, in quanto “lo sgombero di Askatasuna alza l’asticella dello scontro'”. “Il 31 gennaio – ha aggiunto Piantedosi – era stato definito ‘uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta’”.
“Con il Governo in carica le manifestazioni di piazza sono aumentate significativamente per numero e partecipazione, sicuramente anche in ragione del difficile contesto internazionale che stiamo vivendo” ha detto ancora il ministro ai parlamentari presenti. “Rispetto a questo aumento di manifestazioni, cosa ben diversa è registrare la crescente propensione ad aggredire i poliziotti e devastare le città, come purtroppo accade sempre più di frequente negli ultimi tempi. Azioni queste che sicuramente vanno punite con sanzioni e strumenti efficaci”. Il ministro ha poi spiegato che “appare non priva di irresponsabilità la sottovalutazione della gravità della situazione che ha persino portato qualcuno (in alcuni frangenti e senza troppe prese di distanza) a sollecitare la rivolta sociale”.
“Le vergognose scene a cui abbiamo assistito sabato scorso”, per Piantedosi “richiamano innanzitutto l’attenzione sulla necessità, per il futuro, di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all’opera e innescare spirali di violenza. È questo uno degli obiettivi del pacchetto di norme che ci apprestiamo a proporre”.
“Credo che l’unanime condanna alle aggressioni e alle violenze viste a Torino rappresenti un indispensabile segnale di responsabilità e di moderazione, senza il quale si rischia solo di inasprire il confronto e offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro” ha spiegato Piantedosi. Che ha sottolineato: “L’auspicio è, dunque, che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una sostanziale convergenza e condividere posizioni comuni per respingere, senza ipocrisie o infingimenti, ogni tentazione di blandire o giustificare queste espressioni eversive e antidemocratiche, sostenendo le forze di polizia attraverso l’individuazione di ulteriori misure di tutela da ogni violenza e forma di aggressione”.
Piantedosi ha dichiarato che “il Governo sta lavorando all’introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia. E pensare – ha aggiunto – che queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come avvenuto, ad una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze”.
Al termine dell’informativa ha preso la parola tra gli altri il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari: “Nessuno sta sfruttando la situazione” per misure sulla sicurezza “alle quali stiamo lavorando da mesi” ha detto il parlamentare. Aggiungendo in un altro passaggio: “Non può esserci giustificazione per i violenti, bisogna rescindere questo cordone” a partire dai no Tav “coccolati e giustificati da partiti che stanno in Parlamento. È necessario che chi ha sempre coperto rescinda questo filo ma, lo dico anche alla mia parte – ha concluso guardando i banchi della maggioranza – anche tagliare ogni rapporto con chi con parole o simboli si riconnette a a ideologie violente”.
La reazione dell’opposizione alle parole del ministro non si è fatta attendere. In Aula, la deputata del partito Democratico Michela Di Biase ha replicato: “Quella del ministro Piantedosi non è stata un’informativa sui fatti di Torino, ma una strumentalizzazione politica di episodi gravissimi, usata con un solo obiettivo: giustificare le misure liberticide che il Governo intende inserire nel nuovo decreto sicurezza”.
Ancora più duro Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra che ha citato i fatti del Giovedì nero di Milano provocando qualche scintilla e contestazione in Aula dai banchi del centrodestra. “Ci parla di cattivi maestri – ha detto Bonelli – ma era il 12 aprile 1973 quando fu indetta una manifestazione dal movimento sociale” che fu “vietata dalla polizia” e “ad aprire il cordone c’era il presidente del Senato Ignazio La Russa e a quella manifestazione una bomba fu lanciata e morì l’agente Antonio Marino”. “Voi – ha concluso Bonelli – volete portare indietro la storia noi difenderemo la democrazia il diritto di manifestare”.