Campo largo: primarie sì, come chiede Conte? Elly Schlein: "Uno non vale uno, Pd ha il doppio dei voti". Intanto si muove anche il fantasma della Dc
Si possono ancora definire alleati Elly Schlein e Giuseppe Conte? Si può sostenere che oggi esista un campo che soltanto la segretaria del Pd può ritenere “largo”? Comunque, la si può comprendere, perchè ella pensa (ed ha pienamente ragione) che soltanto una sinistra unita potrà battere Giorgia Meloni e tornare a sedersi a Palazzo Chigi.
Tutto si è consumato nel breve spazio di un weekend, l’ultimo. Il primo ad alzare il tiro è stato il leader dei 5 Stelle il quale ha spiegato con molta chiarezza che soltanto le primarie possono dire una parola definitiva sancendo il nome del candidato che dovrà confrontarsi con la premier il giorno in cui nel 2027 andremo a votare per le politiche. “Non ci sono alternative”, ha detto con forza l’avvocato del popolo perchè è sicuro che nel caso si andasse presto al voto lui sarebbe il favorito senza se e senza ma.Poteva tacere la Schlein dinanzi ad un simile affronto di un personaggio con cui dovrebbe costruire la maggioranza del domani?
Per un giorno o forse per qualche ora ha tirato fuori gli artigli sparando frecciate che sono andate dritte al cuore di chi vuole pugnalarla alle spalle. Nelle cerimonie ufficiali o magari durante una cena a quattro organizzata ad hoc da via del Nazareno strette di mano, abbracci, sorrisi e tante foto con il volto della felicità. Poi, finita la farsa, si entra nel palcoscenico reale. Elly è furiosa dinanzi al gruppo che fa parte della segreteria. La prima stoccata: “Uno non vale uno”, che è l’esatto contrario di quel che gridavano i grillini della prima ora. Adesso, non è più così, secondo la Schlein, i meriti vanno riconosciuti, non si è tutti uguali. “Noi del Pd siamo il partito di opposizione che ha il doppio dei voti delle altre forze. Sono una generosa, ma non un’ingenua. Non fatevi illusioni, la candidata che dovrà vedersela con la Meloni sono soltanto io”.
Per il momento, i 5Stelle pensano alle primarie, i dem al programma. Il duello continua e finirà il giorno in cui si capirà chi è contro la Schlein o contro Conte.
Il panorama è quanto mai confuso: nemmeno la sfera di cristallo riuscirebbe a svelare l’arcano.
Ad oggi, sono loro due gli unici aspiranti a sedersi sulla poltrona dalla quale si governa il Paese. Sicuro che non ci sono altri pretendenti? Assolutamente no. I primi ad essere favorevoli a trovare un federatore (cioè un uomo o una donna in grado di tranquillizzare l’ambiente e uscire vincitore dalle urne) sono proprio i moderati o riformisti del Pd. Non hanno gradito e non gradiscono la rivoluzione a sinistra voluta dalla segretaria e non vedono l’ora di farla fuori. L’occasione propizia potrebbe essere proprio questa in vista delle politiche.
Nel caos che aumenta ogni giorno di più, i nostalgici della vecchia Dc (con cespugli vari) sono usciti alla ribalta. Non si nascondono più, esprimono i loro giudizi alla luce del sole. Nasce un movimento (si può definire così?) che ha in Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli i due capopopolo. Il primo è stato il direttore dell’agenzia delle entrate; il secondo, il numero uno della polizia.
Viene alla luce “Più uno”, una corrente a cui aderiscono, sia pure non ufficialmente, Dario Franceschini, Romano Prodi, Pierferdinando Casini e, perchè no? un aiutino del Vaticano che una svolta come quella voluta dalla Schlein proprio non la digerisce.”La segretaria non pensi di incantare chi non gradisce il nuovo corso del Pd. Per ora, ragioniamo rimanendo alla finestra”.
Probabilmente è il difficilissimo momento internazionale a rendere prudenti le forze politiche. L’inflazione aumenta, il carrello della spesa rende problematica anche la situazione del ceto medio costretto a stringere la cinta per arrivare alla fine del mese. Matteo Renzi non la smette di cercare la prima linea e si infila in tutti i risvolti della politica perchè questa potrebbe essere l’ultima occasione per ritornare in auge.
Ma a sinistra hanno altre gatte da pelare perchè anche i loro idoli crollano e sono sull’orlo del precipizio. Pedro Sanchez lo si riteneva un baluardo dei progressisti. Un uomo da prendere come esempio, citato nove volte su dieci, dall’opposizione. Oggi, battuto clamorosamente dai decreti sulla casa, è precipitato in una zona molto pericolosa. Pare che non riesca a sfangarla e si parla sempre più di elezioni politiche che dovrebbero svolgersi a novembre, cioè fra una manciata di giorni.