Politica

Campo largo, prove di intesa a sinistra: Schlein e Conte divisi, spunta l’ipotesi del federatore

Prove di campo largo a Milano. Dove? Alla festa del Manifesto. La foto da rendere pubblica non è più a quattro ma a cinque, con Matteo Renzi, naturalmente? Nemmeno per sogno. Stavolta al posto del partito del “più due”, c’è Riccardo Magi, il leader di +Europa che nei sondaggi non va mai al di là del “più 1,5”. Ma che fa? L’importante è mostrare a chi legge o vede la Tv che il campo si allarga. Se poi chi si aggrega è poco più (o poco meno) di un cespuglio non e’ fondamentale. Domanda: il leader di Italia Viva impegnato al massimo per aggregarsi alla comitiva che fine ha fatto? I 5Stelle non lo vogliono nemmeno dipinto. Stavolta l’incarico di respingerlo spetta a Chiara Appendino, l’ex sindaco di Torino che rifiuta di essere un’alleata di colui che ha già tradito una volta e potrebbe ripeterlo.

Schlein e Conte, lo scontro sulla leadership e sul programma

L’intento del gruppo è quello di dimostrare alla gente e soprattutto ai futuri elettori che a sinistra non c’è nessuno strappo, che si è uniti per combattere e vincere le politiche e mandare a casa chi ha prodotto un vero e proprio sfascio in questi quattro anni di guida del governo. Allora, ci si aspettano parole diverse da quelle sentite finora. Non è così, perchè la “battaglia” fra Elly Schlein e Giuseppe Conte non si fa attendere. La segretaria del Pd la prende alla larga per evitare che la rissa scoppi dopo qualche minuto. Agli amici della foto dice: “E’ sempre più chiaro che con il centro non abbiamo mai vinto. Quindi, è un esperimento da escludersi.

È logico: il candidato per Palazzo Chigi non può essere che lei, la leader del maggior partito di opposizione. Anche se non lo dà a vedere l’avvocato del popolo sorride: per due volte con alleanze diverse è stato il presidente del consiglio, perciò ? La risposta è ovvia, ma il numero uno dei pentastellati mette in mostra la sua furbizia: “Dovremo trovare un accordo sul programma entro un paio di settimane”. Guarda un pò: quindici giorni passano in un attimo, tutto rimarrà in alto mare e Conte potrà spiegare ai “finti alleati” che il programma è pronto sul tavolo. Lo ha già scritto con l’aiuto di ben 17 mila persone che hanno esultato al pensiero di poter essere finalmente cittadini che vengono coinvolti dai Palazzi.

La sfida di Schlein e l’ipotesi del federatore

Elly Schlein è scatenata. Guarda le molte persone di una platea di sinistra (la festa è quella del Manifesto, non dimentichiamolo) e tuona: “Volevano farmi fuori, invece sono ancora qui”. A chi si rivolge la candidata premier? Non c’è dubbio: ai riformisti del Pd che non vogliono digerire la sua rivoluzione che guarda solo da una parte. Chi ha il compito di ascoltare riporta queste parole a chi di dovere e con tutta probabilità, non si respireranno giorni tranquilli in questo autunno che di caldo ha soltanto il clima. Torna in primo piano il progetto del federatore maschile o femminile che potrebbe dare la calma necessaria al gruppo della fotografia.

Fuori i nomi: favoritissima è Silvia Salis, il sindaco di Genova anche se lei ritiene questa notizia fasulla. Ha dimostrato e dimostra di voler scalare in fretta gli ostacoli della “burocrazia politica” ed in cuor suo farebbe i salti di gioia se potesse arrivare a tanto. Insieme con lei spunta il nome di Roberto Gualtieri, il sindaco di Roma e ai giornalisti che lo interrogano risponde con un semplice “Io amo molto la mia città”. Anche Palazzo Chigi è nella capitale, città a cui è molto affezionato, dicono i più cattivi.

Franco Gabrielli e Ruffini, l’ipotesi dei governi tecnici

Comunque, negli ultimi giorni si è fatto sempre il nome di due persone molto importanti del nostro Paese: l’ex capo della polizia Franco Gabrielli e Ernesto Ruffini, ex direttore dell’agenzia delle entrate. Potrebbero essere loro i salvatori della Patria nel caso in cui le elezioni arrivassero ad un pareggio: senza nè vinti, nè vincitori. Eccolo il pericolo che più spaventa la destra e i sostenitori dello “stabilicum”: un Paese senza maggioranza affidato ai tecnici che in passato non ha dato grandi risultati. Una Italia con i governi che hanno una sola stagione di vita e che per questo non possono risolvere i grandi problemi che ci assillano.

Cortei, sindacati e patrimoniale: le mosse della politica

Nel frattempo, mentre da un punto di vista internazionale Donald Trump getta a mare Zelensky che ha prodotto solo guai nel mondo, in Italia sarà il mese dei cortei: i Pro pal, la Cgil, i sindacati di base vogliono far sentire la loro voce. Per raggiungere che cosa? Forse un posto nella politica del futuro che è il sogno di Maurizio Landini. Un traguardo che si allontana sempre più perché le poltrone che contano sono già tutte occupate. Non resta che gettarsi sulla patrimoniale che toglierebbe ai ricchi quel che spetta ai poveri. Sono i novelli Robin Hood.

Published by
Bruno Tucci