Il capolavoro di Marco Benedetto che Genova e Repubblica dimenticano (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Hanno celebrato i 50 anni di Repubblica, partendo da Genova, la cui redazione locale del grande giornale nacque 34 anni fa, il 22 settembre 1992, anno fatidico delle Colombiane genovesi, 500 anni dalla Scoperta dell’America del genovese Cristoforo Colombo. Una bella cerimonia nella sala delle Grida, la Borsa genovese, prima in Italia, creata da quel popolo che dei soldi si inventò tutto, le banche, il tasso di sconto, i grandi finanziamenti ai Grandi delle Terra, in testa Carlo V, le cui imprese mezze fallimentari si facevano con la moneta genovese.
Una bella cerimonia che celebrava Repubblica, la sua grande storia, i suoi fondatori, in primis Eugenio Scalfari il padre di tutti noi, capace di quel miracolo: inventare a metà anni Settanta del Novecento un giornale che sarebbe diventato il primo (e unico) quotidiano veramente nazionale, poi arricchito da nove edizioni locali. Tra le quali proprio Genova, la prima a ripercorrere questo percorso intitolato “Repubblica insieme”, con coraggio e forza, quando i giornali hanno ben altra forza dei tempi della nascita di Repubblica e della sua dirompente affermazione. Bella cerimonia con tre tavole rotonde, a cura della redazione genovese, ma con due importanti vice direttori, Carlo Bonini e Stefania Aloia, venuti da Roma a nobilitare questa importante ricostruzione.
Si è parlato di G8, la ferita profonda che nel 2001 incise profondamente Genova, con violenza, morte (il ragazzo Carlo Giuliani), tanta distruzione e sopratutto la sospensione di tanti diritti civili, che una polizia violenta, forze dell’ordine istruite a cambiare tattica, a svoltare verso una tecnica di repressione definita “messicana”, impresse per la prima volta per mantenere un ordine pubblico a rischio.
Una discussione giusta, anche se un po’ aspra per l’intervento molto duro del procuratore generale Enrico Zucca, all’epoca uno dei magistrati che ha indagato sulle violenze alla scuola Diaz e che non ha risparmiato critiche ai vertici della polizia, anche dopo le condanne definitive alle forze dell’Ordine per quelle macroscopiche violazioni dei principi di diritto. Poi la rituale intervista alla sindaca di Genova, la gettonatissima Silvia Salis, che ha regalato a Repubblica la notizia di un suo probabile secondo mandato come prima cittadina di Genova e due tavole rotonde molto tecniche, dedicate alle energie rinnovabili e alla transizione ecologica, con esperti e responsabili delle grandi aziende genovesi e nazionali, a partire da Iren, Bper, Erg e Costa Crociere. Insomma una bella iniziativa, un bel lancio ma con una dimenticanza, che vale la pena di rilevare, sopratutto su Blitzquotidiano nella ricostruzione della nascita di Repubblica edizione di Genova.
Quella storia della trasformazione del nobile e storico quotidiano genovese “Il Lavoro”, grande esempio di storia e di resistenza al fascismo, con i venti anni di direzione di Sandro Pertini, nella edizione ligure di Repubblica, è stata attribuita giustamente a Scalfari, il grande direttore, con la partecipazione delle importanti figure del gruppo Espresso di allora, come Carlo Caracciolo e sopratutto del genovese indimenticabile, Piero Ottone.
Ma nessuno ha ricordato che quell’idea di far nascere “Repubblica Genova” sulle spalle de “Il Lavoro” fu di Marco Benedetto, all’epoca amministratore delegato di tutto il Gruppo, che comprendeva sia i giornali locali (tra i quali Il Lavoro) e Repubblica stessa. Fu Marco in un primo tempo a tirare fuori dalle secche “Il Lavoro”, che un pugno di imprenditori genovesi, tra i quali la grande famiglia di armatori Cameli, aveva salvato nell’ennesima tempesta editoriale che minacciava di affondarlo.
Il Gruppo Espresso, attraverso Finegil, andò in soccorso, prima rilevando in parte, poi per intero “Il Lavoro”, insediandovi i suoi uomini migliori, tra i quali l’amministratore Stefano Mignanego. Ma siccome la situazione continuava ad essere difficile e Marco mal sopportava, in una gestione di bilancio ultrabrillante, il “buco” de “Il Lavoro”, nella primavera del 1992 ebbe l’idea luminosa di trasformare “Il Lavoro” nell’edizione di Repubblica. Operazione coraggiosa e complicata sotto molti profili: far diventare uno storico giornale locale nella costola ligure di un grande giornale nazionale. Era il modo di eliminare il deficit del “Lavoro” e di portare in dote a Repubblica le copie del “Lavoro” stesso e la sua penetrazione nel territorio genovese e ligure. Una idea geniale, solo sua, che però convinse tutti a incominciare da Scalfari.
Superati tutti gli ostacoli tecnici e sindacali (si trattava di imbarcare su Repubblica l’intero equipaggio de “Il Lavoro”), il 22 settembre 1992 l’operazione si concretizzò, in una grande giornata di inaugurazione della nuova edizione, le cui pagine andavano al cuore di Repubblica, proprio nel senso che erano al centro dello sfoglio del giornale nazionale, con la testata “Il Lavoro” che contraddistingueva quel dorso diventato locale e genovese. Ho avuto l’onore, da direttore de “Il Lavoro”, l’ultimo della lunga e nobile lista, e anche il peso di gestire quella delicata operazione, guidato da Marco, ma con la soddisfazione indimenticabile di portare definitivamente in salvo la scialuppa de “Il Lavoro“ e di determinare un futuro sicuro per i tanti lavoratori della storica testata genovese.
Allora nella celebrazione dell’anniversario numero 34, che è seguito a il trentennio e in precedenza agli altri anniversari, sarebbe stato giusto che il nome di Marco Benedetto, scomparso improvvisamente nel dicembre scorso, ancora nel pieno delle sua attività, fosse stato almeno ricordato. Senza di lui e il suo lampo di intelligenza editoriale forse si sarebbe scritta un’altra storia nelle vicende di Repubblica, che ebbe in dote allora diverse migliaia di copie e del “Lavoro”, che ebbe la sicurezza del suo futuro, tutt’ora certificata nella redazione genovese che continua il suo lavoro. Sic transit memoria mundi.
Ancora grazie Marco.