(Foto Ansa)
La nuova fiammata dei prezzi dell’energia riaccende lo scontro politico sulle misure da adottare per contenere il caro-carburanti e sostenere famiglie e imprese. A rilanciare la proposta di intervenire sugli extraprofitti delle grandi società energetiche è la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che in una lettera al Corriere della Sera denuncia una situazione ormai diventata “una vera e propria stangata economica che sta investendo la vita reale del Paese”.
“A sei mesi dall’inizio della guerra nel Golfo Persico, la crisi energetica è di nuovo una cruda emergenza con cui fanno i conti ogni giorno milioni di famiglie e imprese italiane. Parliamo di una vera e propria stangata economica che sta investendo la vita reale del Paese”, scrive Schlein.
“In questi mesi – aggiunge – il prezzo del gas è più che raddoppiato, il costo del petrolio è salito a 90 dollari al barile, la benzina alla pompa ha stabilmente sfondato la soglia dei 2 euro al litro e il gasolio ha ormai superato il record storico toccato nel marzo del 2022. Con riflessi pesantissimi sul costo della vita, delle merci, dei beni alimentari. Tutto questo si traduce in una parola sola: insostenibilità. Per chi deve mettere insieme il pranzo con la cena la situazione è insopportabile. Lo è pure per le piccole e medie imprese, che perdono competitività e rischiano di chiudere i battenti”.
La leader dem attacca quindi il governo sulle misure adottate finora: “Di fronte a un quadro così difficile – prosegue – il governo sta letteralmente navigando a vista, come dimostra la recente proroga di appena 48 ore del mini sconto sull’accisa del diesel: una presa in giro. Con la stagione invernale ormai alle porte, le misure tampone non bastano più per proteggere il Paese. La verità è che serviranno risorse ingenti, che bisogna andare a prendere esattamente dove si trovano: tassando in modo equo ed efficace gli extraprofitti accumulati dalle grandi società energetiche. Giorgia Meloni abbia il coraggio di far pagare di più chi si è arricchito anche in questa pesante crisi”. “Il governo passi dalle parole ai fatti e tassi subito gli extraprofitti per finanziare gli interventi straordinari necessari a ridare fiato all’Italia”, conclude.
Dal governo arriva però una posizione più prudente. “Dobbiamo tener conto di due fattori. Il primo è una situazione geopolitica in evoluzione di ora in ora. Il secondo è la necessità di trovare le coperture, senza aumentare il deficit, tanto più che siamo in attesa di sapere, il 22 settembre prossimo da Eurostat, se l’Italia potrà uscire con un anno di anticipo dalla procedura di infrazione. Di qui la giusta prudenza del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti”, afferma Maurizio Casasco, responsabile Economia di Forza Italia, sempre al Corriere della Sera.
Casasco chiarisce la posizione del partito sulla tassa sugli extraprofitti: “La lettera chiede all’Irlanda, presidente di turno della Ue, un’azione coordinata perché decidere una tassa a livello nazionale creerebbe delle asimmetrie. Noi ribadiamo questo concetto e aggiungiamo che vogliamo avere un dialogo con le società petrolifere come abbiamo fatto anche con le banche. Siamo cioè contrari a provvedimenti dall’alto: il concetto di extraprofitti non ci appartiene. Indebolirebbe gli investimenti mentre noi abbiamo bisogno di raffinazione e storage, perché è la carenza di raffinerie che ha fatto salire i prezzi”.
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Credo che si possa lavorare anche discutendo e confrontandoci con il mondo industriale, soprattutto nel settore degli idrocarburi. Io sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extra profitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Un confronto, un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore. Ma non voglio sentire la parola extra profitto, che mi sa molto di Unione Sovietica”.
Sul tema interviene anche il Codacons: “I numeri dimostrano quanto rapidamente una fiammata dei carburanti possa tradursi in una stangata per milioni di automobilisti. Non possiamo continuare a rincorrere ogni emergenza con proroghe, bonus o social card. Le accise mobili vanno affiancate da un meccanismo sugli extraprofitti che permetta di reperire risorse quando i rincari diventano eccezionali e di utilizzarle per abbattere il costo dei carburanti”. L’associazione chiede inoltre che “le risorse dovrebbero arrivare in primo luogo dalle grandi aziende del settore petrolifero ed energetico e, in presenza di effettivi extraprofitti, anche da altri comparti ad alta redditività, a partire da banche e assicurazioni”. Le misure, conclude il Codacons, “devono essere universali, perché il caro-carburanti colpisce direttamente tutti gli automobilisti e, attraverso trasporti e distribuzione, produce effetti sull’intera collettività”.
Il Pd torna infine all’attacco con Antonio Misiani: “È uno spettacolo grottesco quello che il governo Meloni sta offrendo sulla crisi energetica. Mentre il Pd di Elly Schlein ha messo sul tavolo una proposta concreta – tassare gli extraprofitti delle grandi imprese energetiche per finanziare un sostegno vero a famiglie e imprese – la maggioranza si esibisce nel suo sport preferito: litigare in pubblico per non decidere niente”.
“Giorgetti, che fino a prova contraria è il ministro responsabile della politica economica, ha chiesto con ben due lettere inviate a Bruxelles insieme ad altri suoi colleghi europei di tassare gli extraprofitti almeno a livello comunitario. Il collega di governo Tajani, evidentemente più sensibile ai bilanci delle multinazionali dell’energia che a quelli delle famiglie italiane, liquida la proposta bollando gli extraprofitti come ‘una parolaccia’. Complimenti per il rigore lessicale: peccato che agli italiani, per fare il pieno, tocchi ormai utilizzare un vocabolario ben più colorito”, attacca Misiani.
“Si mettessero d’accordo tra loro, per cortesia: perché nel frattempo il governo di cui fanno parte continua a navigare a vista, raschiando il fondo del barile tra proroghe risibili di pochi giorni e la totale assenza di misure strutturali, mentre la crisi energetica va avanti ormai da sei mesi. Il Pd un’idea chiara ce l’ha e ha indicato anche come finanziarla. Il governo no: solo veti incrociati, tante chiacchiere al vento con gli italiani che pagano il conto”, conclude.