Politica

Casa Bianca, Trump sceglie Stephen Miller: chi è il falco anti-immigrazione che guiderà lo staff

Donald Trump sceglie la linea dura per affrontare gli ultimi due anni del suo mandato e affida a Stephen Miller, considerato l’architetto della sua politica anti-immigrazione, il ruolo di nuovo capo di gabinetto della Casa Bianca. La nomina, annunciata dal presidente su Truth Social, arriva a pochi giorni dalla pesante sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato e segna il primo importante avvicendamento ai vertici dell’amministrazione dopo il voto. Miller prenderà il posto di Susie Wiles a partire da lunedì 9 novembre. Quest’ultima, che Trump ha ringraziato per il lavoro svolto, passerà a occuparsi dell’organizzazione politica del presidente.

“Sono lieto di annunciare che Stephen Miller, attuale vice capo dello staff e uno dei miei consiglieri di massima fiducia, assumerà l’incarico di capo di gabinetto”, ha scritto Trump. Poco dopo, parlando alla Casa Bianca, ha definito Miller “un grande manager”, aggiungendo: “È con me sin dall’inizio. Qualche volta bisogna cambiare”. Su Wiles ha ribadito: “Ha fatto un ottimo lavoro”.

La decisione arriva nel pieno della resa dei conti interna al Partito Repubblicano dopo il risultato delle Midterm. Secondo il New York Times, Trump avrebbe attribuito a Wiles parte della responsabilità della sconfitta, criticandola duramente davanti ad altri collaboratori. Negli ultimi due giorni il presidente avrebbe chiesto ai suoi consiglieri un parere su Miller e valutato anche altri possibili candidati, tra cui Jay Clayton, direttore dell’intelligence.

Secondo Politico, sulla promozione avrebbe pesato anche l’attività della moglie di Miller, Katie, che per settimane avrebbe contattato diverse persone chiedendo loro di sostenere la candidatura del marito e di illustrarne le qualifiche al presidente. La possibilità che Trump scegliesse Bill Pulte avrebbe inoltre spinto diversi interlocutori a favorire Miller.

Chi è Stephen Miller

Quarant’anni, ultraconservatore e tra gli uomini più influenti della galassia Maga, Miller è da oltre dieci anni uno dei più stretti collaboratori di Trump. Già durante il primo mandato era stato protagonista delle politiche più controverse del presidente, a cominciare dal divieto di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di diversi Paesi a maggioranza musulmana.

Nel secondo mandato ha assunto un ruolo ancora più centrale, diventando il principale ideologo della stretta sull’immigrazione e delle deportazioni di massa. È sua l’impostazione che ha legato la lotta all’immigrazione irregolare alla battaglia contro la criminalità, uno dei temi centrali della campagna elettorale del 2024. Miller è anche l’autore dell’espressione “carneficina americana”, utilizzata da Trump nel suo primo discorso di insediamento nel 2017.

Le sue posizioni radicali e la retorica aggressiva lo hanno reso uno dei principali esponenti dell’ala più intransigente del movimento Maga. È inoltre considerato tra i sostenitori di una politica estera improntata all’affermazione della supremazia americana e alla difesa degli interessi strategici ed economici degli Stati Uniti.

La reazione dei democratici

La nomina ha provocato una durissima reazione da parte dei vertici democratici. Ieri, venerdì 6 novembre, intorno alle 20 ora italiana, il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer ha attaccato frontalmente la scelta del presidente, definendo Miller “l’architetto delle politiche più barbare e disumane” dell’amministrazione Trump.

“Donald Trump non ha imparato nulla dalla sua storica sconfitta”, ha dichiarato Schumer, secondo cui il presidente “non avrebbe potuto fare una scelta peggiore” per il ruolo di capo di gabinetto. Il senatore ha inoltre assicurato che i democratici daranno battaglia contro la nomina.

Ancora più duro il leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, che ha definito Miller uno “xenofobo pericoloso e un estremista sconsiderato che ha il sangue degli americani sulle mani”. La sua presenza nell’amministrazione, ha aggiunto, “dovrebbe essere estirpata come un tumore maligno”. Per Jeffries, Miller dovrebbe essere licenziato.

La scelta di Trump, dunque, sembra andare nella direzione opposta rispetto a un possibile ammorbidimento della linea della Casa Bianca dopo la sconfitta elettorale. Al contrario, affidando uno degli incarichi più importanti dell’amministrazione al suo consigliere più radicale, il presidente manda un messaggio chiaro: non intende arretrare sulla propria agenda politica, nonostante il nuovo equilibrio di forze al Congresso.

Published by
Gianluca Pace