Caso Ranucci, mentre il mondo brucia la politica italiana continua a litigare (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La politica non abbandona la polemica sul caso Ranucci. Come se non ci fossero molte altre priorità da risolvere. Due guerre rendono assai pericolosa la situazione internazionale, ogni giorno Donald Trump ne inventa una per uscire dal caos in cui si è cacciato per dar retta al suo amico Netanyahu. Putin non perde la sua arroganza e, nonostante le perdite di uomini e di mezzi, continua a fare la voce grossa e non arretra nemmeno di un millimetro. Siamo in un momento assai difficile, l’Occidente è giustamente preoccupato. Tutta l’Europa ha i nervi a fior di pelle perché i problemi nazionali sono più importanti (secondo i premier) di quello che succede nel mondo. Ecco la ragione per la quale l’Italia e tutto il vecchio continente dovrebbero piantarla di litigare dimenticando quel che avviene intorno a noi.
“Io sono diventato un caso mondiale”, sostiene il giornalista della Rai Sigfrido Ranucci, forse andando al di là di ogni limite. Dov’è finita l’umiltà, la credenza che tutti possiamo essere disponibili, ma non indispensabili? Purtroppo (dobbiamo ammetterlo) il conduttore di Report non ha torto quando si vede al centro di una diatriba che non accenna a diminuire. Non c’è parlamentare che non lo tiri per la giacchetta per cercare di convincerlo al proprio credo. Qualcuno ritiene che, comunque, vadano le cose, Ranucci finirà alla Camera o al Senato. C’è chi lo dà per certo: Angelo Bonelli, sentendosi chiamato in causa, smentisce in maniera categorica una simile cervellotica ipotesi. I precedenti di Ilaria Salis e di Aboubakar Soumahoro non sono affatto dimenticati. Ognuno è certo delle proprie convinzioni e gli interventi di onorevoli e senatori si susseguono senza un attimo di sosta.
È evidente che l’informazione non può rimanere in silenzio, altrimenti “bucherebbe” le notizie. Così, chi la vede bianca la scrive a suo modo, chi, invece, è sicuro del nero cercherà in tutte le maniere di convincere chi legge.Ragione per cui il caso si trascina quotidianamente quando ancora né la Rai, né la magistratura si sono pronunciati in merito. L’inchiesta vuole chiarire alcune circostanze su cui si nutrono dubbi e per questo i giudici vogliono interrogare di nuovo il mandante (lo ha confermato lui) dell’attentato a Ranucci. Il nome è arcinoto, si chiama Valter Lavitola che ha nel suo curriculum qualche precedente.
In Viale Mazzini, i vertici della Rai, dopo aver letto attentamente quel che ha scritto il comitato etico, dovrebbe essere in grado in questi giorni di pronunciarsi ufficialmente e decidere quale sarà il futuro del conduttore di Report. Anche in questo caso ci sono i Guelfi e Ghibellini. I primi sostengono che non può continuare nel suo lavoro precedente perchè molti “ma” gli attribuiscono una patente che non ha nulla a che fare con il sacrosanto principio della terzietà. Cioè chi fa il nostro lavoro deve essere super partes e raccontare solo i fatti senza tergiversazioni di sorta. Avviene tutto questo? Nemmeno per idea: così succede che da una parte la sentenza è già scritta; dall’altra si afferma che se ciò dovesse accadere potremmo dire addio alla libertà di stampa e alla validità del giornalismo d’inchiesta.
Forse non sarebbe il caso di piantarla di sparare ogni giorno sull’avversario politico o giornalistico e attendere con pazienza le notizie ufficiali? È logico fare processi o lanciare strali quando è ancora tutto sub iudice? Il Papa non smette un attimo di predicare la pace, la realtà è completamente diversa. In tal modo nel mondo si continuano a sparare missili e a far cadere bombe dal cielo che producono danni incalcolabili.
Dall’altro, l’Europa non trova ancora un denominatore comune che possa risolvere i tanti problemi che la assillano: i migranti irregolari, i confini, le liti tra Stati che dovrebbero comportarsi in maniera differente se davvero si vuole bene al territorio in cui viviamo. Ci interroghiamo su facezie che fanno rimanere di stucco quanti vorrebbero atteggiamenti sostenuti dalla razionalità. Invece, ci chiediamo: dobbiamo ancora usare il linguaggio woke o abbandonarlo perché alla gente interessano i fatti concreti? Ad esempio, l’inflazione continuerà a galoppare, la benzina a superare i due euro al litro?