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Chi sono i seguaci di Lefebvre, dallo scisma dalla Chiesa di Roma all’apertura di Benedetto

I lefebvriani tirano dritto sulle consacrazioni episcopali malgrado l’ultimo appello del Papa lanciato ieri e si stanno avviando verso lo scisma. Ad Econe, in Svizzera, la celebrazione della Fraternità San Pio X ha consacrato quattro nuovi vescovi, decisione presa contro il Papa e il Vaticano.

La celebrazione si svolgerà in rito antico e in latino. La cerimonia, preceduta da una processione, è presieduta da mons. Alfonso de Galarreta, vescovo consacrante, coadiuvato da mons. Bernard Fellay in qualità di co-consacrante.I futuri vescovi sono: don Pascal Schreiber (Svizzera), don Michael Goldade (Stati Uniti), don Michel Poinsinet de Sivry (Francia), don Marc Hanappier (Francia). Secondo gli organizzatori i fedeli presenti sono oltre 17mila.

I efebvriani tirano dunque dritto come accaduto esattamente 38 anni fa, quando con lo stesso atto furono scomunicati da Giovanni Paolo II. La cerimonia che si svolge sempre ad Econe e avviene anche in diretta sui canali social della Fraternità San Pio X, visibile dunque in tutto il mondo con commenti alla celebrazione in varie lingue.

Chi sono i seguaci di Lefebvre, dallo scisma dalla Chiesa di Roma all’apertura di Benedetto (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Chi sono i seguaci di Lefebvre, dallo scisma all’apertura di Benedetto

È una vicenda che coinvolge gli ultimi quattro Pontefici quella degli ultratradizionalisti della Fraternità Sacerdotale San Pio X fondata da monsignor Marcel Lefebvre a Friburgo il primo novembre 1970, come società di vita comune senza voti. Fu infatti san Giovanni Paolo II nel 1988 a scomunicare, con un atto entrato nella storia, quattro vescovi consacrati da Lefebvre, grande oppositore del Concilio Vaticano II, che intendeva così sfidare l’autorità del Papa e le riforme della Chiesa.

Lefebvre, senza il mandato pontificio, esattamente come i lefebvriani di oggi, consacrò quattro vescovi suoi seguaci. Erano i monsignori Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, tutti allo stesso modo oppositori del Concilio con le sue riforme come l’ecumenismo, l‘apertura ai laici, l‘abolizione della messa in latino in favore di quella nelle varie lingue nazionali e popolari. La scomunica con un gesto altrettanto storico fu poi tolta ai quattro vescovi ordinati da Lefebvre da Benedetto XVI nel gennaio del 2009. Allora si sollevò anche un parallelo caso mondiale poichè venne fuori che Williamson, oggi deceduto, era anche un negazionista dell’Olocausto e da più parti si scatenarono veementi critiche nei confronti di papa Ratzinger per la sua decisione. Nonostante il lavoro della Pontificia commissione “Ecclesia Dei”, incaricata proprio di riportare i lefebvriani nella piena comunione con Roma, il pontificato di Benedetto XVI non portò a segno la ricomposizione dello scisma.

La Fraternità, che oggi conta nel mondo circa 733 sacerdoti, 2 vescovi, 145 fratelli professi, 250 suore oblate, 268 seminaristi e circa mezzo milione di fedeli, è rimasta così a lungo in una specie di limbo finché nel 2019, prendendo atto della situazione, papa Francesco soppresse la “Ecclesia Dei” mettendo il dossier in mano alla Dicastero della dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio).

Parlando della sua “opera di Chiesa”, Lefebvre disse: “Non è nata con un obiettivo di contestazione o di opposizione, niente affatto” ma “per una necessità che si è presentata di vigilare sulla buona formazione del sacerdote”. La Fraternità raggruppa oggi molti dei continuatori della Chiesa preconciliare che desiderano conservare la messa tridentina e si oppongono all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. Dopo la morte di Lefebvre è stata a lungo guidata dall’episcopo svizzero Bernard Fellay, uno dei quattro sacerdoti ordinati vescovi da Lefebvre. L’11 luglio 2018, durante il IV Capitolo generale della Fraternità, è stato nominato nuovo superiore il presbitero italiano Davide Pagliarani.

Published by
Lorenzo Briotti