Politica

Conte alza il muro, Schlein tentenna: il campo largo è a un bivio

Giuseppe Conte bussa tre volte alla porta d’ingresso del campo largo, non riceve risposta. Forse non c’è nessuno o più probabilmente Elly Schlein avrà detto ai suoi di non aprirgli dopo l’ultima recentissima intervista che il leader dei 5 Stelle ha rilasciato alla Stampa. Tutto al contrario (o quasi) dell’accordo verbale raggiunto tra un piatto e l’altro nel corso di una piacevole serata trascorsa da una opposizione raggiante in una osteria romana. Le primarie, innanzitutto. Non bisogna scartarle a patto che non si svolgano come pretenderebbe il Pd.In quel caso, al voto parteciperebbe il gotha del partito e basta. Invece, quel giorno vinse un outsider che non faceva parte del vertice.”Non c’hanno visto arrivare”, disse entusiasta Elly Schlein.

Ora dovrebbe avvenire l’esatto contrario: alle primarie fuori la galleria, dentro la platea, quella stessa che aveva proclamato Stefano Bonaccini segretario dei dem. Attenzione: La furbizia di Conte non ha confini, perchè al momento non può lasciare il campo largo e presentarsi da solo alle politiche del 2027. Prenderebbe sicuramente un bagno. Allora, si va avanti con il “ni”, dettando il cammino che l’opposizione dovrebbe fare da qui alla consultazione.

Lo scontro sul riarmo e le distanze tra M5S e Pd

Il nodo principale è il riarmo. I pentastellati non ne vogliono più sapere di comprare armi per la guerra infinita della Russia contro l’Ucraina. Sono soldi indispensabili per i gravi problemi che assillano il Paese. “No, assolutamente no”, ribadisce l’avvocato del popolo. Il Pd non è d’accordo. Capisce che quei milioni di euro servirebbero per la scuola, la sanità, la sicurezza. Però non si può lasciar solo Zelensky aggredito da un dittatore come Putin. Conte strabuzza gli occhi, non comprende il pensiero della Schlein che vuol dare un colpo al cerchio ed un altro alla botte. “Finché non saremmo dello stesso avviso su una questione così importante, dovremo segnare il passo”, aggiunge l’ex presidente del consiglio.

Il leader dei 5Stelle è perentorio e non arretra di un passo. “Se vincessi io alle primarie (ammesso che si facciano) chiamerei Putin al telefono e il giorno dopo potremmo firmare la pace”.

Le critiche di Tajani e i dubbi sul programma comune

Parole al di fuori delle righe? Il commento lo fa Antonio Taiani, il il ministro degli Esteri: “Siamo sicuri che Conte la pensa come il Pd? La risposta dovranno darla gli italiani”. Se pure dovesse sciogliersi il nodo del riarmo rimarrebbe il programma che i pentastellati vorrebbero scrivere e sottoscrivere per evitare equivoci. Altri punti su cui la minoranza non è in sintonia. Anzi, è abbastanza lontana da quel che pensano i 5Stelle. Come si può stilare un patto se i contraenti debbono ancora capire quali dovrebbero essere i capisaldi dell’alleanza?

Taiani è perplesso, ribadisce: “Guardiamo la Schlein delle ultime settimane: apre a Calenda, rivuole il nucleare e loda Draghi. Come la mettiamo?”. Se poi qualcuno a sinistra ( i riformisti, ad esempio) si pone un interrogativo e insinua che “la segretaria del Pd è la maggiore alleata della Meloni non va tanto lontano dalla realtà”.

Migranti, Ceuta e la strategia di Meloni

È stata questa una settimana di gloria piena per la premier. Lo sbarco dei quarantamila marocchini a Ceuta ha dimostrato che la politica di Pedro Sanchez è completamente fallita. Il tanto decantato leader spagnolo dando via libera a tutti gli immigrati ha spaventato l’Europa. L’Italia ha chiuso i confini dimenticando per un momento Schengen (“Ne va della sicurezza”, sostiene il presidente del consiglio). Non solo, ma è stata la prima, insieme alla danese Mette Frederiksen, a organizzare per oggi un incontro al vertice con tutti i Paesi europei che hanno subito aderito, tranne la Francia del solito Macron.

Se si riuscirà a trovare un punto in comune si sarà raggiunto un traguardo della massima importanza. Comunque sia, il principio dei CPR (i centri di permanenza per il rimpatrio) da costruire nei paesi sicuri come il Ghana, la Tunisia, l’Egitto, la Libia e la Mauritania ha avuto il placet di tutti. Saranno pronti prima delle elezioni del 2027. Giorgia Meloni ricorda in cuor suo le polemiche nate per il centro sorto in Albania. “Sperpero di danaro senza il minimo risultato”, si sosteneva. La premier replicava tranquilla: “Funzionerà, è certo che funzionerà”. Bisogna trovare un’altra polemica per mettere all’angolo questo governo.

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Bruno Tucci