Conte o Schlein, prima il leader o il programma? Deriva sovranista e primarie accendono la contesa a sinistra (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Primarie sì o primarie no? Aperte indiscriminatamente a chiunque o riservate solo agli iscritti ai partiti intenzionati a federarsi in un soggetto plurale ma unitario al momento definibile con la formula “campo largo”? Prima il leader o prima il programma?
L’accellerazione della deriva sovranista (dallo schiaffo referendario a Meloni, alla sconfitta di Orbàn, fino alle intemperate e alle guerre di un Trump sempre più fuori controllo) costringe anche il campo progressista italiano a darsi una mossa.
Un cambio di passo organizzativo e programmatico per non arrivare tardi a un appuntamento elettorale che può approssimarsi anche prima della scadenza naturale. E qui cominciano i problemi: intanto, per la leadership, due contendenti sulla scena.
Il presidente del M5s Giuseppe Conte, in quanto ex premier, si sente perfettamente a suo agio come candidato sfidante naturale plebiscitato all’ombra di un gazebo, quindi spinge forte perché si facciano primarie aperte a tutti; la segretaria del Pd Elly Schlein ha guidato la direzione del partito senza nemmeno citarle le primarie, invocando piuttosto un tavolo per il programma.
Un confronto a distanza: Conte in piazza di Pietra a Roma per presentare il suo libro, Schlein pochi chilometri più in là, al Nazareno, col parlamentino del partito.
La scelta di chi, nel centrosinistra, può ambire a Palazzo Chigi può avvenire in due modi: dopo il voto, indicando il leader del partito che sarà andato meglio alle urne, o prima del voto, con le primarie.
Schlein non esclude nessuno dei due scenari (anche se secondo i sondaggi è lei che deve rincorrere in caso di primarie aperte). Conte sì, perché la prima opzione è “un automatismo che funziona a destra”, mentre nel “campo progressista non c’è questa consuetudine” (e perché non serve un sondaggio per misurare il peso elettorale del Pd rispetto ai cugini pentastelati).
Quindi, intanto, porre l’accento sul programma è soprattutto uno schermo, un alibi per prender tempo. A proposito di tempi: anche questi non coincidono per le due segreterie.
Schlein vorrebbe aprire subito un tavolo, Conte ha in mente di aspettare qualche mese almeno, per sondare il popolo cinquestelle sui temi (riattivando quella liturgia un po’ usurata della democrazia diretta grillina sempre meno riconoscibile in un movimento che Conte ha sagomato in partito a ).