Conte rompe gli indugi, Schlein replica: il campo largo è arrivato al bivio (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Nonostante un pranzo tete – a – tete dell’ultim’ora, adesso non è più sotterranea la grande diversità di opinioni che divide Elly Schlein da Giuseppe Conte. Si è cercato disperatamente di far finta che tutto andasse bene. Per la segretaria in difesa di un suo convincimento politico; per il leader dei 5Stelle perchè sapeva, da furbo qual è, che lo strappo avrebbe reso più difficile la sua scalata a Palazzo Chigi (il vero pallino dell’ex presidente del Consiglio). Troppi i “vediamo”, “ne discutiamo”, “i proviamo più tardi”. Finché ad un certo punto Giuseppi è sbottato ed ha chiarito sino in fondo il suo parere. In primis, no al riarmo dell’Ucraina per una guerra che non si sa quando avrà termine; quei soldi, decine di miliardi, servono come il pane all’Italia per risolvere i suoi grandi problemi: la sanità, la scuola, la sicurezza. Secondariamente, le primarie: il vero scoglio che divide Pd e 5Stelle. Conte le vuole in maniera diversa da come desidererebbe la Schlein. Allargata a tutti, non ai soli vertici dei due partiti. In questo caso il leader dei pentastellati diventerebbe il favorito perché nei dem non tutti amano la segretaria (anzi); poi perché fra gli ex grillini (vecchi e nuovi) non c’è nessuno che possa tradire.
Elly legge l’intervista che Conte dà alla Stampa, si interroga per un giorno, poi lancia le sue stoccate. Di primarie non se ne parla subito, prima dobbiamo scrivere un programma che venga condiviso da tutti per evitare equivoci. Ancora più trasparente lo è per il problema Ucraino. Il Pd continuerà ad aiutare Kiev perchè non si può stare dalla parte di un dittatore che una mattina si è alzato ed ha deciso di invadere uno Stato Sovrano.
Con tutta la buona volontà si può ancora chiamare “campo largo”? I riformisti che non hanno mai visto di buon occhio la segretaria, insorgono: Dario Franceschini ritiene che sia giunta l’ora di decidere se si vuole ancora avere qualche possibilità di battere la Meloni alle politiche del 2027. Lorenzo Guerini è drastico: non è in sintonia con la Schlein, ma accusa Conte che continua ad esagerare all’infinito. Lia Quartapelle, moglie di Claudio Martelli, dice senza peli sulla lingua: “Niente sconti sul sostegno a Zelensky, altrimenti l’alleanza della sinistra va a rotoli”. La confusione è alle stelle. Si scrive addirittura con un titolo in prima pagina a caratteri cubitali che “il Pd vota con la destra”, che “Vannacci non può essere mai dalla nostra parte” e “dulcis in fondo” qualcuno ritiene il campo largo “un’accozzaglia della minoranza”.
Si può andare avanti così in un momento in cui la situazione internazionale fa paura? Dopo lo sbarco dei 40 mila marocchini a Ceuta, gli spagnoli hanno il sangue agli occhi con il governo italiano che si è permesso di chiudere i confini, violando il trattato di Schengen. “Roma non è all’altezza di gestire la crisi dell’immigrazione. Dov’è la solidarietà europea?”. Risposta immediata: ci si riempie la bocca con questo sostantivo senza mai parlare di responsabilità. Una campana diversa la suona Cayeta Alvarez de Toledo, deputata del partito popolare. Sostiene con chiarezza: “Sanchez è un problema per l’Europa intera”. Già, Sanchez, che fine ha fatto? Non ha più parlato dopo un primo intervento in cui definiva la nostra premier “Una irresponsabile”. E poi? Ha continuato la sua vacanza che non terminerà prima del 21 agosto.
Tornando agli interessi dell’Italia, non si può nascondere il periodo buio che il Paese sta attraversando. Le sedute della Camera e del Senato vengono spesso sospese perchè imperversa la buriana. A sinistra, i guai sono tanti perché non si trova un denominatore comune che unisca le varie correnti. A destra, non si vivono giorni tranquilli perché anche nella maggioranza non c’è giorno senza una opinione diversa dalle altre tre. Salvini non dorme mai, è sempre alla ricerca di un cavillo che gli dia pubblicità. Antonio Taiani se la deve vedere con la famiglia Berlusconi e Dio sa quanta pazienza dovrà avere. Insomma, l’imperativo categorico è dividersi. Sostiene con forza un deputato poco conosciuto, ma navigato: “L’unico collante è l’odio contro gli avversari, meglio i nemici. Dove andremo a finire?”.