Cosa è accaduto alla camera durante la cerimonia per Matteotti, negli scranni di Fratelli d'Italia non c'è nessuno (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
La scorsa settimana alla Camera è stato assegnato lo scranno 14, che si trova all’estrema sinistra della quarta fila dell’emiciclo, a Giacomo Matteotti. Nessuno siederà là, sullo scranno che fu del parlamentare socialista brutalmente picchiato e poi accoltellato dai fascisti. E a ricordarlo ci sarà una targa in sua memoria. Fu lui infatti, il 30 maggio del 1924, a pronunciare il discorso che condannava il fascismo. Discorso che portò al suo rapimento e al suo assassinio.
Matteotti fu “un uomo valoroso” che “accusò il governo mussoliniano di basarsi sull’uso sistematico della violenza”, ha detto il presidente Lorenzo Fontana, proponendo all’Aula un minuto di silenzio in sua memoria. Ma l’Aula durante la cerimonia, che si è conclusa con un applauso bipartisan, lo scorso mercoledì 27 maggio non era affatto piena, con banchi vuoti in particolare nell’emiciclo della maggioranza.
La circostanza che ha generato polemiche incrociate. “È stata deposta una targa alla memoria di Giacomo Matteotti. Dallo scranno 14 denunciò 102 anni fa i crimini del fascismo. Fu ucciso. I banchi della destra di Fratelli d’Italia oggi sono vuoti. Vergogna”, ha denuncia sui social il deputato del Pd Arturo Scotto. “È stato commovente, un atto dovuto al grande socialista ma la presenza nei banchi della destra di Fratelli d’Italia è stata scarsina: hanno paura ad omaggiare un antifascista?”,ha aggiunto la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Luana Zanella.
La replica di FdI è stata al vetriolo: “Non è vero che FdI non era presente in Aula. La sinistra farebbe bene a guardarsi in casa propria viste le poche presenze. Da adesso anche noi inizieremo a guardare le presenze in Aula della sinistra e ci sarà da divertirsi”.
La targa posta in Aula recita: “Da questo banco il deputato socialista Giacomo Matteotti pronunciò lo storico discorso del 30 maggio 1924, in difesa del libero Parlamento e contro le intimidazioni e le violenze fasciste che gli sarebbe costato la vita”. Per Fontana quello della Camera è stato un “ulteriore e dovuto omaggio alla sua memoria. La società democratica dei nostri giorni è figlia delle scelte coraggiose di chi ci ha preceduto”.