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Cosa prevede il Project Freedom, l’iniziativa Usa per liberare Hormuz. Per l’Iran “qualsiasi interferenza è una violazione del cessate il fuoco”

Gli Stati Uniti hanno avviato da oggi, lunedì 4 maggio, l’iniziativa Project Freedom per liberare le navi nello Stretto di Hormuz. Trump, sul suo social Truth, nella giornata di ieri aveva scritto: “Sono pienamente consapevole che i miei rappresentanti stanno intrattenendo colloqui molto positivi con l’Iran e che tali discussioni potrebbero portare a esiti estremamente positivi per tutti. Si tratta di un gesto umanitario compiuto per conto degli Stati Uniti, dei Paesi mediorientali e, in particolare, dell’Iran. Molte di queste navi stanno esaurendo le scorte di cibo e di tutti gli altri beni essenziali per garantire agli equipaggi una permanenza a bordo in condizioni di salute e igiene adeguate”.

Trump ha riferito che “Paesi di tutto il mondo, che non sono in alcun modo coinvolti nel conflitto in Iran, hanno chiesto agli Stati Uniti di aiutare a liberare le loro navi, rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz a causa di una vicenda con la quale non hanno assolutamente nulla a che fare”. Trump ha messo in evidenza di aver “incaricato i miei rappresentanti di informare questi Paesi che faremo tutto il possibile per mettere in salvo le loro navi e i loro equipaggi fuori dallo Stretto”. Il Centcom ha precisato che si tratta di una “missione difensiva”, “mentre manteniamo anche il blocco navale”.

Donald Trump (Ansa)

In cosa consiste il piano Project Freedom

Il piano Project Freedom non prevede che navi della Marina americana scortino imbarcazioni attraverso lo Stretto di Hormuz. La Marina statunitense fornirà alle navi mercantili informazioni sulle migliori rotte marittime dello stretto, in particolare per quanto riguarda le rotte non minate dall’esercito iraniano. A scriverlo è Axios che ha parlato con due funzionari americani che hanno spiegato che le navi della Marina statunitense saranno “nelle vicinanze” nel caso in cui fosse necessario impedire all’esercito iraniano di attaccare i mercantili che attraversano lo stretto.

Teheran ha replicato agli Usa dicendo che “qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco”. A dirlo è Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano.

Come vanno i colloqui tra Usa e Iran, le proposte

Sul fronte delle trattative per la tregua, Trump ha bocciato la proposta iraniana pur continuando a trattare, ha assicurato Witkoff. Le posizioni tra i due Paesi restano dunque distanti, apparentemente divergenti, con una raffica di dichiarazioni e minacce che ancora una volta non lasciano prevedere l’esito finale. E continuano a non escludere la possibilità di nuovi venti di guerra. Gli Stati Uniti, che hanno ricevuto nelle scorse ore una nuova proposta in 14 punti dal Paese degli ayatollah, hanno inviato la loro risposta, ha fatto sapere Teheran annunciando che “è all’esame”. “Stiamo parlando”, ha detto Steve Witkoff anche se le parole di Donald Trump non aprono a grandi svolte: “Una proposta inaccettabile”, ha tuonato il commander-in-chief che nella giornata di ieri è tornato a non escludere un attacco definendolo “possibile”.

La proposta iraniana non prevede impegni sul nucleare e sullo sminamento a Hormuz

L’Iran ha intanto replicato sfidando gli Usa: “Trump deve scegliere tra un’operazione impossibile e un cattivo accordo con la Repubblica Islamica”. L’annuncio del portavoce del ministero degli esteri dell’Iran Esmail Baghaei, è arrivato al termine di una nuova giornata di tensione e minacce: “La risposta americana è arrivata, la stiamo esaminando”, ha annunciato riferendosi alla nuova offerta iraniana, articolata in 14 punti, che esclude – ha chiarito Baghaei – impegni sul dossier nucleare.

“Il nostro piano è concentrato esclusivamente sulla fine della guerra” e non include neanche lo “sminamento” dello Stretto di Hormuz. E, secondo quanto riportato da Axios, proponeva un mese di tempo per un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz, la fine del blocco americano e delle ostilità in Iran e in Libano. Fra le richieste di Teheran – ha riportato l’iraniana Tasnim – anche la richiesta di garanzie che non ci sarebbero stati ulteriori attacchi, il ritiro delle forze americane dai paesi limitrofi all’Iran, la rimozione delle sanzioni e risarcimenti, oltre allo sblocco dei fondi congelati.

“L’ho studiata, per me è inaccettabile”, ha tuonato Trump commentando il piano iraniano e definendo una “possibilità” quella di un nuovo attacco. L’accelerazione nella vendita di armi americane agli alleati in Medio Oriente e la convocazione da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu del gabinetto di sicurezza in vista di una possibile interruzione della tregua in Iran e Gaza sembrano indicare che l’opzione militare resta la pistola sul tavolo.

Nessuna indicazione, al momento, sui contenuti della possibile controproposta americana inviata agli iraniani, tramite il Pakistan che continua a tentare il ruolo di mediazione. Pur volendo chiudere la partita della guerra in tempi stretti, il commander-in-chief vuole affrontare e chiudere subito il nodo del nucleare in modo da archiviare una volta per tutte il dossier con la sua “incursione” in Iran. Una possibile ripresa dei combattimenti presenta molti rischi per Trump, soprattutto politici. Ma il tycoon sembra intenzionato a non lasciare alcuna strada intentata: l’Iran “non ha ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per quanto fatto negli ultimi 47 anni”, ha tuonato dalla Florida, dove ha trascorso il fine settimana fra cene, golf e aggiornamenti sulla situazione in Medio Oriente.

Mentre le trattative proseguono a distanza, gli Stati Uniti non mollano la morsa sull’economia iraniana. Il blocco americano dello Stretto di Hormuz “resta in vigore”, ha detto Kevin Hassett, il consigliere economico del presidente. Il passaggio è al centro dello scontro fra Washington e Teheran ed è valso a Trump un nuovo soprannome: dopo Taco ora è anche Nacho, ‘Not a chance Hormuz opens’. “Li stiamo soffocando” ed è possibile che siano costretti a “iniziare a chiudere i pozzi di petrolio dalla prossima settimana” visto che le loro capacità di stoccaggio si stanno “rapidamente” esaurendo, ha spiegato il segretario al Tesoro Scott Bessent mostrandosi convinto che la pressione economica e finanziaria farà capitolare i leader del Paese. “Non sono in grado di pagare i soldati – ha aggiunto -. Quello in atto è un blocco economico”. Ma Teheran mostra di voler resistere.

Published by
Lorenzo Briotti