Politica

Cronaca, politica e talk show: il processo mediatico che divide l’Italia

Oggi chi porta avanti un’inchiesta, anche delicata, che attrae la comprensibile curiosità di centinaia di migliaia di persone? Sono i programmi della tv, della radio, qualche volta dei giornali. Mentre le indagini della magistratura proseguono con molta prudenza, i soloni della verità danno per veritieri fatti da dimostrare e sui quali i giudici debbono ancora pronunciarsi. Così, semplici indiscrezioni diventano sacrosante realtà, alcune testimonianze veri e propri scoop quando addirittura si dà per certa la soluzione del caso mentre tutto è ancora lontano, forse diverse settimane.

Questa non è informazione, ma a volte sciacallaggio perché si creano, come in una partita di calcio, due tifoserie. È uno spettacolo che va al di là di ogni regola professionale, in specie quando si tratta di leggere sui social concetti senza alcun senso. Purtroppo, è una rivoluzione che non fa bene alla nostra professione, ma bisogna adattarsi altrimenti ti considerano un uomo o una donna fuori dal tempo rimasto ancorato alla Olivetti 22.

La politica interviene prima delle sentenze

Che cosa fa la politica in queste circostanze? Invece di tenersi alla larga in attesa delle notizie ufficiali si butta a capofitto nella guerriglia e si tinge di rosso o di nero a seconda della propria ideologia. La realtà va a farsi benedire, ogni fake news è buona pur di portare acqua al proprio mulino. Non va bene per niente per il semplice fatto che i Parlamentari di ogni specie dovrebbero pronunciarsi solo quando c’è l’ufficialità di una sentenza. Ma siamo in campagna elettorale, le elezioni non sono tanto lontane come potrebbe apparire. Si sale sul primo treno che sicuramente (per alcuni) arriverà primo al traguardo. Le facciate sono molteplici, però il passato non conta, meglio guardare negli occhi il futuro.

Il ruolo dei talk show e dei social nel dibattito pubblico

Quel che avviene sul palcoscenico della tv è assolutamente fuori da ogni regola che ha per soggetto l’educazione. I politici che siedono in tribuna sono felici di strappare qualche minuto di pubblicità, buono per quando si tornerà sul proprio territorio a fine settimana. I conduttori del programma sudano a volte le proverbiali sette camicie, perdono a volte il controllo del talk quando non ne vengono coinvolti perchè essi stessi tifosi. Al diavolo la regola del super partes.

Di recente due episodi hanno fatto tremare i Palazzi. È la cronaca che diventa protagonista su cui i parlamentari di ogni colore si buttano a capofitto, perché quelli sono gli argomenti che stuzzicano l’opinione pubblica. “È la realtà al contrario”, perchè dovrebbe essere l’informazione il cane da guardia di onorevoli e senatori.

La pubblicità diventa l’anima del commercio e quindi della politica. Valgono di più cinque minuti trascorsi sul piccolo schermo che un discorso da applausi nell’ aula di Montecitorio. I social fanno il resto: i veri protagonisti del boom che riguarda questo fenomeno sono anche loro, gli abitanti del Palazzo. Infatti è molto più facile arrivare alla gente in pochi minuti senza il tormento delle domande scabrose. È una abitudine che coinvolge tutti, finanche Palazzo Chigi o via del Nazareno. A volte si vuole uscire dalla regola rivolgendosi ad un giornalista di un quotidiano che abbia le stesse idee.

Il caso Fakir e il tema della sicurezza

Allora, se ne avete voglia, sintonizzatevi soltanto cinque minuti su un programma politico. Oggi è il drammatico episodio di Fakir a prevalere sulla scena. Elly Schlein parla di tracollo dello Stato e dice che bisogna fare in fretta ad andare alle urne per vincere e cambiare il volto del Paese. Matteo Salvini ritiene che le regole della legittima difesa vanno rivoluzionate. L’avvocato della famiglia della vittima ha più di una perplessità su come vengono condotte le indagini. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore difende la sua piazza pacifica al cento per cento. E l’altra? Nessuno ha torto, tutti hanno ragione. Invece di sbraitare e accusarsi a vicenda non sarebbe meglio sedersi tutti attorno a un tavolo e parlare di sicurezza, quella che invocano milioni di italiani?

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Bruno Tucci